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Abusi edilizi: su chi ricade l’onere della prova dell’ultimazione lavori?

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Fine lavori, il privato è tenuto a dimostrare il momento in cui sono stati ultimati i lavori sul proprio immobile. A chiarirlo in maniera ulteriore è una sentenza del Consiglio di Stato, con particolare riferimento alla tangenza di tale tema con quello relativo agli abusi edilizi.

Poter dimostrare con certezza il periodo in cui è stato realizzato un intervento abusivo è infatti fondamentale per capire se è possibile una sanatoria. Nel caso di specie preso in esame dalla sentenza (Consiglio di Stato 27 luglio 2015, n. 3666), un locale cantina era stato trasformato in abitazione composta da cucina, una camera, un locale bagno e ingresso. Al primo piano era stata realizzata una camera mediante la chiusura in muratura di un pergolato.

I due piani erano stati collegati mediante una scala interna ed i lavori erano stati successivamente condonati. Per poter usufruire del secondo condono edilizio, il proprietario aveva dichiarato che erano stati conclusi  prima del 31 dicembre 1993. In un secondo momento il proprietario aveva chiesto il permesso in sanatoria per altri lavori che in base alle sue dichiarazioni erano stati realizzati successivamente.

Dalla documentazione fotografica presentata erano però affiorati elementi contrastanti: emergeva infatti che i lavori già condonati non erano terminati entro la fine del 1993, ma erano ancora in corso nel momento in cui si stavano realizzando gli interventi successivi. Il Comune aveva pertanto annullato la sanatoria e imposto di rimuovere gli abusi entro 90 giorni.

La cosa più rilevante che emerge dalla sentenza? L’onere della prova dell’ultimazione delle opere edilizie è a carico del privato. Dato che in questi casi non sono ammesse autocertificazioni, senza elementi certi, in grado di confutare qualunque dubbio, l’Amministrazione ha facoltà di negare la sanatoria.

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