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Abusivismo edilizio, accordo tra le Regioni del Nord

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Legambiente plaude all’iniziativa, conclusa nei giorni scorsi a Bologna dagli assessori di 8 regioni del Nord Italia, dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia, di sottoscrivere un accordo di sviluppo territoriale per contrastare la crescita indiscriminata del consumo di suolo.

Il tavolo di lavoro delle regioni del Nord, che da alcuni anni collabora per mettere a punto procedure condivise per la rilevazione degli usi del suolo, è diventato una istituzione di riferimento per un Paese come l’Italia che, a differenza di altri Paesi europei, solo da poco ha colto l’urgenza di attuare misure efficaci per fermare l’emorragia di terre agricole, sempre più coperte da coltri di cemento. L’accordo siglato oggi costituisce un importante avanzamento, spostando l’attenzione dallo studio del fenomeno alla messa in campo politiche attive.

“L’accordo delle regioni del Nord è senza dubbio una importante novità, e auspichiamo che alle dichiarazioni e agli accordi seguano i fatti, nella forma di norme efficaci per frenare la speculazione immobiliare sui suoli liberi e di sostegno per gli investimenti in sostituzione e riqualificazione edilizia“, ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, rilevando la assenza di disposizioni nazionali in questa materia.

L’associazione, che la prossima settimana sarà udita dalla Commissione Ambiente del Senato proprio su questi temi, ha già elaborato proposte di modifica delle norme che ora sono all’esame delle assemblee regionali.

“L’assessore lombardo Colucci – ha sottolineato Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – afferma una grande verità quando dichiara che occorre agire sulle leve economiche che favoriscono la speculazione su terreni liberi. Ci aspettiamo quindi, che si faccia egli stesso promotore dell’approvazione della legge di iniziativa popolare che da due anni è ferma nelle stanze del Consiglio Regionale lombardo: una legge per la quale abbiamo raccolto migliaia di firme e che si rifà proprio al fondamentale principio per cui costruire in aree agricole deve diventare un’opzione diseconomica”.

Fonte: Legambiente

 

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