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Acconto TASI 2014: ormai certo il rinvio ad ottobre, ma occhio alle aliquote

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Siamo a un passo dall’ufficialità: è quasi certo che il pagamento della TASI 2014 slitterà dal mese di giugno a quello di ottobre nei Comuni che non hanno stabilito entro la fine di maggio l’entità delle aliquote del tributo. È infatti giunto nella giornata di ieri l’emendamento del Governo al Decreto Irpef che mette nero su bianco lo spostamento di data relativo al tributo sui servizi indivisibili. La norma relativa alla proroga sarà in questi giorni approvata anche in Consiglio dei Ministri in veste di decreto nell’ottica di essere resa immediatamente operativa.

Quali sono i Comuni nei quali l’acconto del tributo dovrà invece essere pagato a giugno? Scoprilo nell’articolo corredato di elenco completo su Ediltecnico.it.

Incognita aliquote
Nel frattempo aleggia oscura l’incognita dell’aggravio dell’entità pagamenti per la stessa TASI: in questo momento sono i Comuni ad impugnare il coltello dalla parte del manico. Questi ultimi hanno infatti la facoltà di scegliere l’aliquota massima del 2,5 per mille (innalzabile al 3,3 per mille con l’aggiunta della quota idonea a finanziare le detrazioni per redditi medio-bassi).

Si paga di più? Sì, ma attenzione al confronto
Secondo alcuni calcoli effettuati dalla Banca d’Italia il prelievo sulle prime case potrebbe salire fino a toccare un aumento del 60% rispetto al 2013, assestandosi di fatto sui medesimi importi della temutissima IMU 2012: in pratica, in caso di scelta dell’aliquota massima da parte dell’amministrazione, i contribuenti tornerebbero ad essere caricati del medesimo onere contributivo sulla casa previsto prima della abolizione dell’IMU (bisogna infatti tenere conto del fatto che lo scorso anno il prelievo sulla prima casa era stato abolito quasi completamente). Come si dice in questi casi, cambiare tutto per non cambiare nulla. Qualora le Amministrazioni comunali dovessero invece limitarsi ad optare per l’aliquota base dell’1 per mille, l’aumento rispetto al 2013 sarebbe invece del 12%. 

Marco Brezza

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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