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Ambiente e territorio in Toscana

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In Toscana ci sono quasi 10.500 sorgenti. Si tratta di risorse che la Regione Toscana e l’Uncem hanno deciso di voler conoscere meglio per portare avanti insieme un’opera di tutela e valorizzazione delle fonti sorgive e dell’acqua di buona qualità che da esse scaturisce.

«Il censimento delle sorgenti curato da Uncem – spiega l’assessore regionale alla difesa del suolo e delle risorse idriche Marco Betti – è stato il primo passo verso la definizione di un vero e proprio bilancio idrico della Toscana.
Ora dobbiamo portare avanti un lavoro di approfondimento lungo e complesso che porterà a creare un vero e proprio catasto unico delle fonti sorgive, uno strumento conoscitivo utile a tutelare la risorsa idrica e anche a governare meglio il territorio».

«E’ significativo – aggiunge Betti – il fatto che su più di 6000 di queste sorgenti noi non abbiamo dati di portata, che almeno altre 550 non siano captate, cioè vedano le loro acque disperdersi nell’ambiente circostante, e che di ulteriori 2800 non abbiamo informazioni sufficienti per comprenderne le destinazioni.
Questi dati mostrano chiaramente l’importanza e l’urgenza di un lavoro di documentazione e censimento. Ad oggi è possibile che circa 2,3 milioni di metri cubi di acqua ogni anno vadano perduti. Dobbiamo conoscere meglio questa realtà, anche perché l’analisi delle fonti sorgive può portare a significativi risvolti, sia per quanto riguarda l’implementazione delle reti degli acquedotti, sia per usi non potabili, come la reimmissione negli alvei dei fiumi o nei bacini antincendio».

Il censimento delle sorgenti toscane è stato accompagnato da una dettagliata opera di mappatura. Ogni fonte è stata riportata su un ‘geodatabase’ e per ciascuna è stata inserita una scheda con le coordinate nel sistema Gauss Boaga. A questo punto si tratta di inserire informazioni specifiche sulla portata, sulla qualità delle acque, sulla vicinanza a centri abitati o aree industriali, ecc. Tutte queste informazioni sono già oggi on-line anche se per accedere alle pagine web che le raccolgono servono specifiche autorizzazioni.

Al censimento delle sorgenti toscane hanno lavorato le Comunità Montane Toscane, il Coordinamento delle Aato (Autorità d’ambito territoriale ottimale) dell’acqua, le dieci Province toscane, l’Autorità di bacino del fiume Arno e la Regione Toscana in particolare con il progetto Sira (Sistema informativo ambientale della Regione Toscana).

Tra i risultati del censimento è emerso anche un dettaglio sugli usi ai quali vengono destinate le acque ‘captate’, cioè quelle acque sorgive delle quali è noto l’utilizzo finale.
Dall’analisi risulta che dell’acqua delle 7.022 sorgenti ‘captate’ la maggior parte, il 32% (circa 18 milioni di metri cubi su un totale di oltre 55 milioni), finisce in acquedotto, il 26% viene utilizzato nel ciclo produttivo, il 4% è consumato per uso domestico, il 3% affiora in risorgenze, il 2% serve per alimentare fontane pubbliche ed infine l’1% serve rispettivamente per alimentare abbeveratoi, impianti ad uso zootecnico e invasi antincendio.

Il lavoro di censimento delle sorgenti da parte di Uncem dovrebbe proseguire per i prossimi due anni. Tra i prossimi passi previsti dal progetto c’è l’identificazione delle sorgenti ‘di qualità’, l’identificazione di sorgenti adatte per impieghi diversi da quello idropotabile ed infine il posizionamento di rilevatori in continuo che aiutino a controllare sia le sorgenti sia le falde acquifere che si trovano sotto di esse.

Fonte: www.regione.toscana.it

 

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