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Architetti: “Serve un New Deal di ricostruzione”

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“Onorare le vittime della recente tragedia abruzzese o di quella messinese non può significare non solo essere solerti e ben organizzati nelle emergenze, ma predisporre piani pluriennali affinché si riducano al massimo i danni degli eventi sismici o idrogeologici.

Accanto quindi alla ottima prova della Protezione Civile occorrono programmi architettonici ed urbanistici che garantiscano il diritto primario dei cittadini alla “sicurezza dell’abitare”.

La geografia del nostro paese unisce straordinarie bellezze paesaggistiche ad una geologia complessa; l’intervento dell’uomo non può più pertanto essere disordinato e originato prevalentemente dalla speculazione e dal consumo di nuovo territorio come lo è stato negli ultimi sessant’anni”.

E’ questo uno dei passi più significativi della Lettera aperta – a firma del presidente Massimo Gallione – che il Consiglio Nazionale degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori ha indirizzato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

“Gli architetti italiani – continua la Lettera – vogliono essere parte attiva e propositiva di quelle forze riformatrici del paese che intenderanno rapidamente porre mano ad un piano di tutela e consolidamento dei nostri centri antichi e, soprattutto, di ricostruzione del patrimonio edilizio postbellico che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza architettonica, urbanistica e strutturale.

Occorre una rinnovata unità di intenti legislativa tra le istituzioni statali, regionali e comunali; occorre una sforzo economico del comparto pubblico, ma soprattutto incentivi che promuovano l’intervento privato; occorre una responsabile accelerazione e semplificazione delle procedure amministrative; occorre investire nella ricerca architettonica e tecnologica per affrontare nuove problematiche strutturali ed energetiche”.

“Occorre quindi – continua ancora – riattrezzare il sistema paese per “rottamare” gli ultimi decenni di spreco, di inefficienza, di pericolosa spazzatura edilizia e ridare al paese bellezza, sicurezza e dignità.

Occorre un nuovo concetto di riforma urbanistica che non continui a governare il brutto, ma che incominci a programmare un vero massiccio sviluppo del contenimento dei consumi energetici, che affronti l’emergenza sismica e geologica, che ridia un senso civile e dignitoso alle periferie delle nostre città.

Una grandissima parte dei 90 milioni di nuovi vani costruiti nel dopoguerra, sui 120 esistenti nel paese, hanno drammaticamente bisogno di tutto questo”.
“Accanto ad alcune fondamentali infrastrutture – conclude la Lettera – questa è la vera grande e prioritaria “Opera” di cui ha bisogno il nostro paese. Questa è una grande ed irrinunciabile occasione per l’industria e l’economia del nostro paese, così come lo sarebbe per la ricerca scientifica ed accademica e per le tante professionalità coinvolte.

Questo “New Deal” di ricostruzione di parte del nostro paese può essere quel piano di riforme economiche e sociali che ridà senso e dignità allo Stato, che ridà utilità sociale alla finanza, che ridà infine ai cittadini il diritto primario alla “sicurezza dell’abitare”.

Gli architetti italiani vogliono essere in prima linea in questo piano e sosterranno tutte le proposte, alcune delle quali in parte già in Parlamento, che affronteranno questa grande Opera.”

Fonte: Cnappc

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