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Basilicata: dibattito sul regolamento urbanistico

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“Mi sono chiesto – ha detto – ben prima di essere chiamato a ricoprire l’incarico di Assessore all’Urbanistica, se "un’altra città è possibile"?

Risposta non facile, come emerso anche dal convegno opportunamente organizzato dal coordinamento di alcune associazioni il 12 scorso presso il Museo Provinciale.
Occasione importante per discutere di uno strumento urbanistico destinato a cambiare l’intero approccio alla materia urbanistica, ponendo fine agli alti indici volumetrici autorizzati finora per la crescita urbana, a fronte di una bassa offerta di servizi per la comunità. Il Regolamento Urbanistico capovolge questa impostazione, pianificando una crescita con volumetrie di dimensioni fisiologiche (1032 stanze residenziali e circa 950.000 mc. in meno rispetto al vecchio P.R.G.) e fornendo in cambio una offerta di servizi di gran lunga superiore.
Otterremo in cessione gratuita aree per servizi e verde in proporzione 5 volte maggiore di quelle messe insieme finora dal patrimonio abitativo esistente (123.000 stanze con una dotazione per verde e servizi di 130 ha) a fronte di un incremento di appena 13.200 nuove stanze (e ben 170 ha per verde e servizi), destinate a soddisfare le esigenze di nuove abitazioni ed a calmierare i prezzi.
Certo, è un percorso lungo e difficile: le previsioni del vecchio strumento urbanistico (i c.d. diritti acquisiti) non possono essere cancellate, come qualcuno vorrebbe, con un colpo di spugna. Le aree cedute dai privati non sono sempre pianeggianti (ma è superfluo ricordare che Potenza non è una città in pianura, per cui anche le scarpate fanno parte della nostra tipologia urbanistica).
Il dibattito in corso, tuttavia, ha confermato un dato: indietro non si torna.
Il caos urbanistico (a volte dovuto anche alle scelte determinate da situazioni di forza maggiore, come il terremoto dell’80) con interi quartieri edificati senza alcun rispetto per i "diritti della comunità", sta già lasciando il posto ad un articolato approccio più analitico, dove i diritti individuali vengono dopo quelli collettivi.
Ed anche le critiche alla L.R. 23/99 si sono solo rivelate uno sterile strumento di contrapposizione politica, non essendo mai confluite in un organico disegno in grado di evidenziarne analiticamente eventuali limiti o carenze.
Allora diciamo che "un’altra città è possibile", ma con il contributo di tutti: cittadini, amministrazione, altri enti locali.
Tutti sono chiamati a fare la loro parte.
Appare opportuno, in questo contesto, sollecitare anche chi – come la Provincia di Potenza, proprietaria di importanti edifici nella città capoluogo (biblioteca provinciale, dispensario, mediateca) o la Comunità Montana "Alto Basento" (per quanto riguarda il Palazzetto dello Sport di Lavangone) – può dare un contributo alla crescita della città, ad accelerare gli interventi volti a recuperare tali fabbricati per restituirli all’uso ed al godimento comune.
Solo allora un’altra città, per mutuare lo slogan del convegno, sarà non solo possibile, ma reale.

Fonte: www.basilicatanet.it

 

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