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Bonus interventi antisismici: una misura priva di reale operatività?

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“Solo un segnale di attenzione alla messa in sicurezza sismica, non supportato da una reale operatività“: sono queste le parole centrali affidate ieri ad un comunicato da UNICMI (Unione Nazionale delle Industrie delle Costruzioni Metalliche, dell’Involucro e dei Serramenti) e ISI (Ingegneria Sismica Italiana) in merito all’inserimento nella Legge di Stabilità 2015 dell’Ecobonus 65% per gli interventi di messa in sicurezza sismica degli edifici.

Le due associazioni di categoria affermano ovviamente di apprezzare l’inserimento della detrazione all’interno del contenitore legislativo in questo momento all’esame del Senato: ma nella missiva inviata al Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi e ai Presidenti delle Commissioni Ambiente e Territorio di Senato e Camera Marinello e Realacci è stata posta l’attenzione sui potenziali vertici deboli del provvedimento inserito nel passaggio alla Camera.

Leggi l’antefatto della vicenda nell’articolo I segreti del bonus antisismica: entrerà nella legge di Stabilità?

In primo luogo UNICMI e ISI hanno criticato il posizionamento della scadenza temporale al 31 dicembre 2015: una scadenza troppo ravvicinata, inidonea a fornire un lasso di tempo sufficiente per programmare interventi così complessi (anche a livello di iter preliminare).

In ulteriore istanza si è stigmatizzato il fatto che la misura sia attualmente limitata alle opere che ricadono in aree ad alta pericolosità sismica (zone sismiche 1 e 2), mentre la commissione Ambiente, per prevenire la triste consuetudine in cui, solo dopo un evento sismico un dato territorio sia inserito in zone a rischio sismico, aveva chiesto di estendere il bonus anche ai Comuni posti in territori a rischio sismico basso.

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