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Bonus recupero edilizio: dati ottimi, ma la corsa deve continuare

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“Si conferma il successo degli incentivi fiscali per i lavori di recupero edilizio in casa e di efficientamento energetico e il valore di questo successo è doppio. Sul piano tattico, ha rallentato la caduta dell’edilizia e ancora più oggi può essere un buon contributo alla ripresa del settore e del Paese, anche in termini occupazionali. Sul piano strategico, che mi interessa ancora di più, gli sgravi fiscali hanno aiutato l’edilizia a spostarsi da attività tradizionali che sono al capolinea verso una delle attività del futuro, il recupero“.

Queste le parole di Ermete Realacci (presidente della Commissione Ambiente alla Camera) a commento dei dati emessi in questi giorni dal CRESME in merito alle incoraggianti cifre provenienti dagli incentivi per i lavori in casa (bonus ristrutturazioni 50% ed Ecobonus 65% riqualificazione energetica). “Quella di andare verso il recupero – prosegue Realacci – era una direzione che già aveva intrapreso il mercato, ma è chiaro che gli incentivi l’hanno rafforzata sul lato della domanda e, in questo senso, l’hanno trasformata in una vera onda vincente”.

Ammontano infatti a 1,68 milioni le domande effettuate dagli italiani nel corso del 2014 per usufruire degli incentivi sui lavori in casa, per 28 miliardi e 457 milioni di euro complessivamente spesi (meglio, investiti): si tratta di circa 2 punti percentuali di Pil, con una crescita dell’1,8% rispetto ai 27.957 milioni di euro del 2013 che aveva registrato anche in questo senso un salto di scala (+45,5%).

Leggi in proposito l’articolo Ecobonus 65%: il vero motore che può far ripartire l’edilizia.

Una lezione importante per la politica, a condizione che però non si fermi qui, ai primi buoni risultati. “Il punto cruciale – spiega il deputato Pd, oggi presidente della Commissione Ambiente – è oggi che il lavoro non è finito e invece i dati della seconda parte del 2014 sono in leggera flessione rispetto al boom dello scorso anno e costituiscono un piccolo campanello d’allarme. Anziché restare in mezzo a un guado, facciamo di questo strumento il perno di una politica complessiva che punti alla riconversione del settore edilizio anche sul lato dell’offerta. Penso che il Governo dovrebbe confermare l’attuale sgravio e proporre una riforma in senso espansivo, studiando l’allargamento degli incentivi fiscali anche a quei settori che oggi non sono coperti: anzitutto i lavori delle imprese nei propri immobili e stabilimenti e tutto il comparto dell’edilizia pubblica che ha bisogno non solo di ristrutturazione edilizia ma anche di una forte cura di efficientamento energetico”.

Inoltre – conclude Realacci – vi sono i lavori di bonifica dell’amianto che sono una priorità ambientale assoluta rimasta senza adeguati incentivi ormai da troppo tempo”.

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