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Catasto: possibile una revisione della classificazione

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Il possessore di un immobile ha il diritto ad una definizione precisa e specifica della sua proprietà, e, nel caso in cui il classamento o la modifica catastale non risultino soddisfacenti, può ricorrere al giudice tributario per la sua eventuale modifica.

A stabilirlo è la sentenza n. 22557 dello scorso 8 settembre della Corte di Cassazione, che rispnde al ricorso presentato dall’Agenzia del Territorio per l’annullamento della sentenza della Commissione tributaria sarda. Quest’ultima riteneva ammissibile il ricorso presentato da un contribuente che aveva impugnato il silenzio rifiuto opposto dall’Agenzia all’istanza di procedere al declassamento di un immobile.

Il ricorso presentato dall’Agenzia del territorio si basa sul ritenere la revisione del classamento catastale solo una conseguenza di una revisione ordinaria.

I giudici della Corte di Cassazione non hanno condiviso le argomentazioni dell’Agenzia, facendo riferimento all’art. 53 della Costituzione, il quale prevede che sia riconosciuto ad ogni titolare di immobile la facoltà di chiedere una diversa classificazione catastale e quindi una diversa rendita del bene.

E in caso di risposta negativa, la possibilità di rivolgersi al giudice, che procederà ad una valutazione in cui può tener conto di mutate condizioni, della vetustà dell’edificio, della non rispondenza dell’immobili alle esigenze attuali; e potrà eventualmente disapplicare i criteri elaborati dalla Amministrazione.

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