Catasto, scoperte oltre 2milioni di case fantasma

Trascorso un mese dalla scadenza entro la quale era possibile regolarizzare spontaneamente gli immobili non denunciati al Catasto e comunicare le modifiche all’appartamento o il suo cambiamento di destinazione, l’Agenzia del Territorio fa il consuntivo dell’operazione “case fantasma” al 30 aprile, ultima data utile, appunto, per l’accatastamento volontario e per evitare di pagare anche le spese sostenute dall’Amministrazione in caso di registrazione “forzosa”.

Da maggio, infatti, è iniziata la seconda fase dell’operazione e i funzionari del Territorio hanno dato il via ai controlli per accertare quali tra gli immobili identificati non erano stati ancora denunciati al fisco, assegnando ad essi, una rendita provvisoria.
 
Nei giorni scorsi, nel corso di una conferenza stampa, l’Agenzia ha fornito i primi numeri sulle situazioni regolarizzate relative alle particelle identificate e pubblicate dagli uffici del Catasto secondo le indicazioni contenute nell’articolo 2, comma 36, del Dl 262/2006. La norma in questione, è quella che ha dato il via alla campagna contro le “case fantasma”, ossia contro l’evasione fiscale sul fronte immobiliare.

I rappresentanti del Territorio, durante l’incontro con la stampa, hanno anche spiegato come gli ispettori si sono trasformati in ghostbuster e con quali mezzi hanno potuto scovare ville e costruzioni assenti nella banca dati dell’Amministrazione fiscale.
 
La verifica, avvenuta attraverso un innovativo processo di fotoidentifazione, basato sulla sovrapposizione di ortofoto aeree ad alta risoluzione e cartografia catastale, ha scoperto 2.228.143 costruzioni “fantasma” su altrettante particelle del catasto terreni.

Tra queste, 1.065.484 sono state già sottoposte ad accertamento.
Eccone i risultati più significativi: 492.981 non sono soggette a registrazione (perché, ad esempio, non terminate) e 560.837 sono state identificate come unità immobiliari urbane (e non rurali), la cui regolarizzazione ha portato a un incremento di rendita catastale pari a 415.500.148 euro.
 
Dal 3 maggio, quindi, i funzionari dell’Agenzia del Territorio sono occupati nelle operazioni necessarie all’attribuzione della rendita catastale dei fabbricati che ancora mancano all’appello. Al via, dunque, sopralluoghi e foto per determinare classe, categoria, destinazione delle costruzioni da censire.

In alcune province, l’Amministrazione può contare sull’aiuto di numerosi ordini professionali (geometri, dottori agronomi e forestali, periti agrari e periti industriali), che si sono messi a disposizione, gratuitamente, per fiancheggiare i dipendenti del Catasto nella valutazione degli immobili da registrare.
 
Determinante, inoltre, per la classificazione delle costruzioni, la collaborazione con i Comuni e lo scambio reciproco delle informazioni. Sul “Portale per i Comuni”, infatti, l’Agenzia ha reso disponibile gli elenchi delle particelle non registrate. Attraverso lo stesso canale gli enti locali possono fornire i dati in loro possesso favorendo le attività di sopralluogo dei tecnici dell’Agenzia.
 
Per fare una piccola cronistoria dell’operazione, si ricorda che i proprietari degli immobili non accatastati, erano stati avvisati che era ora di mettersi in regola, attraverso appositi comunicati (sette in tutto) pubblicati in Gazzetta Ufficiale, con l’elenco dei Comuni in cui era stata accertata la presenza di particelle non registrate, liste consultabili anche sull’Albo pretorio dei Comuni interessati, presso gli uffici provinciali e sul sito internet dell’Agenzia.
 
E per chi ama i numeri, infine, dai dati forniti dal Territorio, sul podio delle province con più particelle da “accertare”, Salerno (105.228), mentre chiude l’elenco Aosta con 1.066 unità immobiliari da verificare.

Fonte: Fisco Oggi

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