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Cave: canoni bassissimi per guadagni miliardari

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La situazione delle cave in Italia nel 2008 è stata fotografata da un rapporto di Legambiente, presentato il 18 aprile a Ferrara (nell’ambito del Festival della città e del territorio).
L’estrazione di inerti e la produzione di cemento – sottolinea Legambiente – sono in costante aumento.
Le cave attive sono 5.725 mentre sono 7.774 quelle dismesse nelle Regioni in cui si è fatto un monitoraggio, ma si possono stimare in oltre 10 mila quelle complessivamente abbandonate. La Puglia, con 617 cave attive, è la Regione che ne totalizza il maggior numero. Seguono Veneto (594), Sicilia (580), Lombardia (494), Sardegna (397), Piemonte (332), Lazio (318).
In testa alla classifica delle cave dismesse c’e’ la Lombardia, con 2.543 aree abbandonate.

Il primo posto per quantità estratta spetta alla Sicilia con oltre 113 milioni di metri cubi nel 2006, all’interno della quale spicca il dato della provincia di Palermo (piu’ di 57 milioni) dove l’estrazione di calcare raggiunge livelli altissimi. Nel 2006 sono state consumate quasi 47 milioni di tonnellate di cemento: in media 813 chili per ogni cittadino contro una media europea di 625.
Le regole per l’attivita’ estrattiva dovrebbero essere dettate dalle Regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977. La situazione nelle Regioni italiane vede un quadro normativo completo, ad eccezione della Calabria. Spicca – secondo Legambiente l’assenza di piani in ben 10 Regioni: Veneto Friuli, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. Un’altra anomalia rilevata da Legambiente è rappresentata dalle tariffe di concessione. A fronte di guadagni miliardari per il settore, i canoni che si pagano alle Regioni sono bassissimi, in media di pochi centesimi di euro. Per sabbia e ghiaia si va, per esempio, dai 10 centesimi a metro cubo pagati in Campania ai 3,33 euro del Friuli. Ma in Sicilia, Sardegna, Puglia e Basilicata cavare è un’attività gratuita. Un dato stupefacente – conclude Legambiente – considerati i danni arrecati all’ambiente e i guadagni del settore, che muove un giro d’affari di circa 5 miliardi di euro l’anno solo per gli inerti.

Fonte: www.regioni.it

 

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