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Consumo di suolo in calo in Toscana

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In Toscana si costruisce meno rispetto a dieci anni fa. E le aree urbanizzate, che oggi coprono il 4,5% dell’intero territorio, segnalano un decremento nei ritmi di crescita negli ultimi sei anni. E’ quanto emerge dalla ricerca svolta da Irpet con i dati della rilevazione condotta nel 2006 dalla Regione Toscana tramite la fotointerpretazione delle immagini satellitari del progetto europeo Corine (Coordination of information on the enviroment) Land Cover che trasforma in statistiche i dati forniti dal satellite e ci dice quanto e come viene impiegato il suolo a fini insediativi.

Corine, già utilizzato dalla Toscana nel 2000 e adesso aggiornato, ha rilevato che nel 2006 le aree urbanizzate coprono 102.569 ettari, una superficie che incide del 4,5% sul totale (2 milioni e 300mila ettari). Il dato, confrontato con quello del 2000 (99.363 ettari), fa emergere una crescita solo del 3%, percentuale piuttosto misurata in sei anni, soprattutto se messa accanto al dato decennale 1990-2000 che segnava un +16%. I motivi sono essenzialmente due: da un lato le contenute (ove non negative) dinamiche demografiche e economiche, dall’altro il diffondersi della cultura del recupero e della riconversione urbana.

D’altra parte, accanto a questi dati confortanti, non mancano segnali di potenziali criticità, rileva lo studio di Irpet (svolto in collaborazione con la Direzione generale per il governo del territorio della Toscana e col garante della comunicazione per il Pit). Esse riguardano la qualità dei nuovi insediamenti e all’entità della crescita dei tessuti residenziali, in particolare di tipo discontinuo. Anche riguardo ai recuperi, se da un lato l’impiego di aree già edificate non comporta un aumento del “consumo” di suolo, dall’altro la trasformazione di aree in usi diversi rispetto all’originaria destinazione può talvolta aumentare considerevolmente il carico insediativo producendo inefficienze in termini di servizi e di congestione del sistema infrastrutturale.

"Il fatto – ha dichiarato l’assessore regionale al territorio Riccardo Conti  – che l’incremento relativo di consumo del suolo sia passato dal +16% degli anni ’90, al +3% degli anni 2000 testimonia sia un successo sia un problema. Il successo è rappresentato dall’aver messo sotto maggiore controllo, almeno a livello quantitativo, un fenomeno che cominciava ad assumere connotati preoccupanti, anche se ben distanti dalle dimensioni che qualcuno denunciava sulla base di una cattiva manipolazione dei dati Istat. E’ un risultato positivo in cui una buona parte di merito va attribuita alle leggi regionali e all’investimento fatto sulla “responsabilità” dei Comuni e delle autonomie locali in genere. La dinamica dei valori immobiliari e dei prezzi di terreni e costruzioni si scontra con il programma di modernizzazione sostenibile portato avanti dalla nostra regione. Con il Pit evidenziamo questo fattore cruciale».

Gli insediamenti sono soprattutto abitazioni
Anche se si è verificata una frenata del mercato residenziale ed in particolare di quello legato alle nuove costruzioni, gli effetti non sono  ancora percepibili. Ciò non di meno, anche se il 70% dei fabbricati autorizzati in Italia tra il 2000-2005 ha riguardato la realizzazione di abitazioni, la volumetria pro capite autorizzata in Toscana nell’arco di questi sei anni risulta inferiore a quella concessa nelle altre regioni del centro nord e anche inferiore alla media nazionale: la Toscana segna i 7,5 metri cubi di residenziale e 11 metri cubi di non residenziale pro capite contro i 16 mc di residenziale e i 23 mc di non residenziale dell’Emilia Romagna, i 12 mc di residenziale e i 20 mc di non residenziale delle Marche, e i 18 mc di residenziale e i 26 di non residenziale del Veneto. La media nazionale è di 10 mc di residenziale e 14 mc di non residenziale.

A fronte di un incremento dalle dimensioni relativamente ridotte delle costruzioni, c’è invece un segnale di potenziale criticità. Proviene dalla crescita (in valori assoluti) dei tessuti residenziali discontinui (cioè di quelle aree dove spazi edificati sono intervallati da spazi non edificati) che sono aumentati di 1.190 ettari rispetto al 2000. Nell’arco dei sei anni considerati sono cresciuti quanto le aree industriali e commerciali, mentre risultano sostanzialmente stabili dal 1990 le zone residenziali a tessuto continuo.

Le ultime tendenze della crescita insediativa 
Si consolida il trend in atto già nel decennio precedente anche se con un ritmo molto più contenuto: se nel periodo 1990-2000 la tendenza correva a 1.384 ettari l’anno, nel 2000-2006, si è ridotta di quasi un terzo, arrivando a 534 ettari l’anno. In particolare, oltre ai fenomeni di densificazione che riguardano l’area metropolitana fiorentina in particolare le zone di connessione tra Firenze e la prima cintura sud-ovest, c’è un consolidamento dell’arco inferiore che da Firenze si snoda fino alla costa (Empoli- Valdarno inferiore-Valdera). Altri incrementi si registrano in corrispondenza delle direttrici che da Firenze vanno verso il Valdarno-Arezzo-Val di Chiana e lungo l’asse nord-ovest (Mugello).

Come ciascuna categoria ha contribuito alla crescita dei territori urbanizzati
Il più corposo contributo arriva dalle delle aree rurali, dove circa 3.000 ettari sono passati da territori agricoli a aree urbanizzate; un incremento più contenuto è avvenuto a discapito delle aree boscate (170 ettari), ed infine una superficie esigua ha interessato le acque marine (espansione del porto di Livorno). Nelle province di Firenze, Pisa e Arezzo si riscontrano gli ambiti maggiormente interessati dai processi di crescita insediativa. In posizione più defilata Pistoia, Siena e Massa.

I fattori più recenti che hanno determinato lo sviluppo insediativo
In prima battuta le dinamiche demografiche ed in particolare, all’interno del quadro di sostanziale stabilità, l’aumento del numero delle famiglie che richiedono abitazioni (il numero di famiglie è aumentato del 10% nel quinquennio 2001-2006). Poi la crescita del benessere che amplia i fabbisogni secondari della popolazione e quindi la domanda di seconde e terze case. Infine, la fase di recessione economica che aumenta la domanda di abitazioni come bene d’investimento. Quest’ultimo segmento di domanda si esplica in concomitanza alle difficoltà economiche che a partire dal 2000 hanno dato avvio alla forte stagnazione che (tuttora) affligge il modello distrettuale toscano. In altre parole ogni dinamica concernente l’uso delle risorse territoriali va sempre analizzata all’interno dei processi economici e sociali che investono il sistema territoriale toscano.

Questi processi sono tenuti costantemente sotto controllo dall’amministrazione regionale, che ha attivato un apposito sistema di monitoraggio ai fini della messa in opera del Piano di indirizzo territoriale (Pit), di cui questo studio e le sue repliche periodiche sono e saranno parte integrante. Un lavoro le cui risultanze saranno sempre a disposizione del pubblico per iniziativa dell’amministrazione regionale e a cura del Garante della comunicazione per il Pit.

Fonte: www.regione.toscana.it

 

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