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Costruzioni: le imprese e i sindacati chiedono risposte urgenti

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A un anno esatto dagli Stati Generali, la filiera delle costruzioni (che rappresenta complessivamente il 12% del Pil nazionale) si e` mobilitata per denunciare la grave crisi del settore e chiedere interventi urgenti per evitare la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Alla conferenza stampa – che si e` tenuta venerdi` 14 maggio a Roma  presso la sede del Cnel – hanno preso parte il Presidente di Ance e Federcostruzioni  Paolo Buzzetti; i responsabili delle organizzazioni sindacali di categoria (Domenico Pesenti Filca-Cisl, Walter Schiavella  Fillea-Cgil, Antonio Correale  Feneal-Uil); il Presidente dell`AGI Mario Lupo;  i rappresentanti  del mondo delle  imprese artigiane: Anaepa-Confartigianato, CLAAI, CNA Costruzioni, FIAE Casartigiani;   i rappresentanti delle cooperative: AGCI/PSL, ANCPL-Lega Cooperative, Federlavoro Servizi Confcooperative; i rappresentanti dell`Aniem Confapi e di Assoimmobiliare.

Nel corso della manifestazione  e` stata ribadita con forza  la necessita` e l`urgenza di interventi e riforme per il settore che sta entrando ora nella fase piu` pesante della crisi con gravi ripercussioni per le imprese, che chiudono a centinaia, e per le migliaia di lavoratori che perdono il posto.

Riportiamo alcuni dati presentati durante l’incontro.

I numeri della crisi

Occupazione
Sono 137.000 i posti di lavoro persi nelle costruzioni nel 2009, ma se si considera anche tutto l’indotto il numero sale a 210.000.

Fallimenti
Più di 2.000 imprese di costruzioni sono fallite nel 2009, il 30%
in più rispetto al 2008.

Imprese
Nel 2009 si sono avute 9.000 imprese di costruzioni in meno
rispetto al 2008.

Investimenti
Gli investimenti in costruzioni in 3 anni si sono ridotti del 18%.

Bandi di gara
Negli ultimi 6 anni il numero dei bandi di gara per lavori pubblici
si è ridotto del 55%.

Compravendite
In 3 anni le compravendite di abitazioni sono diminuite del 30%.

Le associazioni  e le organizzazioni sindacali del settore hanno proposto alcune vie d’uscita:

1)Reciprocità nei diritti e nei doveri.
Occorre instaurare un rapporto di reciproca correttezza tra p.a., imprese e cittadini. Le imprese devono versare quello che è
loro dovuto ma anche la pubblica amministrazione deve farlo.
In questa ottica e tenendo conto dei mancati pagamenti da parte delle amministrazioni locali dovuti al patto di stabilità si ritiene necessario consentire alle imprese di compensare ipropri crediti certi, liquidi ed esigibili con le imposte e i contributi dovuti.

2)Spendere i soldi che ci sono.
Il Patto di stabilità va tenuto fermo ma, allo stesso tempo, bisogna mettere gli Enti locali virtuosi nella condizione di realizzare gli
investimenti necessari allo sviluppo e alla competitività del Paese e onorare i propri debiti nei confronti delle imprese.

3)Accelerare il piano infrastrutturale.
Per innescare la funzione anticongiunturale
dell’edilizia è necessario:
– dare effettivo avvio alla realizzazione del Piano Cipe
– mettere a disposizione le risorse disponibili in tempi certi
– dare priorità agli interventi diffusi sul territorio, che possono avere un effetto più immediato contro la crisi

4)Utilizzare la leva fiscale.
Per accelerare processi virtuosi di uscita dalla crisi è fondamentale l’utilizzo della leva fiscale e l’eliminazione di norme ritorsive,
ripristinando l’Iva per le cessioni di abitazioni da parte delle imprese di costruzioni anche dopo i 4 anni dall’ultimazione dei lavori.

5)Piano casa 1 e 2.
Sul fronte residenziale è necessario, per far decollare finalmente
l’edilizia sociale, che Regioni ed enti locali rispettino la scadenza di 180 giorni per definire proposte d’intervento che possano coinvolgere anche l’imprenditoria privata, avviando un’azione mirata alla riqualificazione urbana e all’abitare sostenibile.
Sono inoltre necessarie semplificazioni normative per far partire anche il Piano casa 2.

6)Regolarità e trasparenza nel mercato del lavoro.
Per garantire la presenza sul mercato di imprese regolari in materia retributiva e contributiva è prioritario mantenere il documento unico di regolarità contributiva (Durc) nei lavori privati e ampliare lo strumento della Cassa integrazione guadagni ordinaria in edilizia
(Cigo), prevedendo l’equiparazione delle modalità del trattamento a quello dell’industria in senso stretto, che consente la sospensione totale dell’attività lavorativa fino ad un massimo di 12 mesi.

Documento “Ad un anno dagli Stati Generali delle Costruzioni le risposte che mancano per uscire dalla crisi”

Fonte: Ance

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