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Decreto energia: nuove norme sulle rinnovabili e ritorno del nucleare

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Il ‘decreto sblocca-reti’ diventa legge e da’ il via libera al ritorno del nucleare in Italia.

Il Senato ha convertito definitivamente in legge il decreto sull’energia. L’ulteriore passaggio a Palazzo Madama si e’ reso necessario dopo le modifiche approvate alla Camera.

In particolare era stato soppresso da due emendamenti di Pd e Idv l’articolo 3 che rendeva compatibile la nomina al vertice dell’Agenzia per la sicurezza nucleare con un incarico politico elettivo. Il senatore del Pd Umberto Veronesi, indicato per la guida dell’agenzia, dovra’ dunque lasciare il seggio di Palazzo Madama. L’oncologo aveva pero’ gia’ detto nei giorni scorsi di essere pronto a dimettersi dal Senato per poter accettare la nomina, anche se una scelta in tal senso ufficialmente ancora non c’e’ stata.

Tra le modifiche introdotte a Montecitorio sono diventate definitive quelle relative all’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti che dovra’, in posizione di terzieta’, fornire assistenza tecnica sui programmi comunitari (Pon), svolti dal ministero dello Sviluppo economico.

Diverse, inoltre, le norme sulle fonti rinnovabili inserite nel provvedimento, che tra l’altro istituisce, presso l’Acquirente unico S.p.A., la societa’ pubblica del Gruppo GSE, una banca dati dei clienti finali di energia e gas al fine di contrastare ”fenomeni fraudolenti ed elusivi”.

Il dl energia ha avuto complessivamente un iter molto rapido. Il ‘decreto sblocca-reti’ era stato approvato dal Cdm del 24 giugno a seguito di una sentenza della Corte costituzionale che aveva dichiarato illegittime alcune disposizioni contenute nel decreto-legge n. 78 del 2009 sui commissari straordinari, ritenendole in contrasto con le competenze delle Regioni in materia di energia. Nel passaggio finale di oggi al Senato, in terza lettura, hanno votato a favore 145 senatori, 97 sono stati quelli contrari e nessun astenuto.

”Un importante successo per la strategia energetica nazionale”, cosi’ lo ha definito Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega all’energia, aggiungendo che ”nonostante le polemiche dell’opposizione sull’interim, il Ministero dello Sviluppo ha dimostrato di aver continuato a lavorare”.

”Le misure approvate – sottolinea Saglia – come l’introduzione di forme di flessibilita’ per lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili intermittenti e di meccanismi che riducono la speculazione nelle richieste di autorizzazione, potranno fornire un ulteriore impulso al conseguimento degli obiettivi correlati alle fonti rinnovabili”.

Secondo la senatrice Simona Vicari (Pdl), relatrice in Senato del provvedimento, l’approvazione del decreto consentira’ di dare risposte certe ad un settore strategico per lo sviluppo del Paese, rafforzando il settore delle energie rinnovabili.

”L’Italia – ha aggiunto Vicari – potra’ cosi’ rispettare gli impegni assunti, anche in sede europea, per l’approvvigionamento energetico”. Entro il 2030 le fonti energetiche dovranno essere suddivise per il 25% da energia ricavata dal nucleare, per il 25% da fonti rinnovabili e per il 50% da idrocarburi.

Per il senatore Filippo Bubbico, capogruppo del Pd in Commissione Industria, il provvedimento invece ”non presenta alcuna necessaria visione strategica”, ma il vuoto ”e’ frutto in primo luogo della mancanza di un titolare istituzionale a questi temi essenziali per i cittadini e per il Paese: il ministro per lo Sviluppo Economico”.

”A dimostrazione della confusione che regna a livello governativo su questi temi – spiega Bubbico – c’e’ stato lo scioglimento, tramite manovra finanziaria, dell’Ipi, salvo poi accorgersi che, grazie a questo, l’Italia avrebbe perso dei fondi comunitari.

Il tentativo di trasferire ora le funzioni dell’Ipi a Invitalia e’ la dimostrazione di un pasticcio evidente che non puo’ passare sotto silenzio. Speriamo che ora non venga fatta altrettanta confusione con l’Enea e vengano ad esso preservate le sue funzioni in campo energetico”

Fonte: Ansa

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