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Decreto sviluppo, le proposte degli Architetti sugli appalti

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 – Rafforzare e stimolare il ruolo del concorso, quale procedura privilegiata per l’affidamento degli incarichi di progettazione;
– bandire concorsi ai quali poter partecipare esclusivamente per via telematica, con procedure semplici e veloci;
– assicurare la continuità dell’attività progettuale nell’arco dell’intero processo di attuazione dell’opera, da quello ideativo a quello realizzativo, al fine di garantire la qualità del risultato finale.

Sono queste alcune delle modifiche da apportare al Codice dei contratti secondo Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, intervenuto al Senato ad un incontro su “Riflessioni sulla disciplina nazionale degli appalti pubblici”.

Nel corso del suo intervento La Mendola ha sottolineato la necessità che nel Codice sia assicurata la separazione tra il servizio di progettazione e l’appalto di lavori, limitando il ricorso all’appalto integrato ai soli casi di evidente specificità e complessità tecnologica e quella di  puntare al criterio dell’Offerta economicamente più vantaggiosa solo nei casi in cui il concorso non sia adeguato, in relazione all’oggetto dei lavori.

Per quanto riguarda le commissioni giudicatrici per La Mendola occorre “garantire maggiore trasparenza, sia nei concorsi che nelle gare con l’offerta economicamente vantaggiosa, puntando su commissioni miste, composte da funzionari della stazione appaltante e da liberi professionisti, selezionati a mezzo di pubblico sorteggio, in seno ad appositi elenchi di esperti nella materia oggetto dell’affidamento”.

La Mendola ha infine rimarcato che “mentre per l’affidamento di servizi di architettura si rileva una notevole attenzione del Legislatore al rispetto dei principi di trasparenza, pari opportunità e non discriminazione, non si può dire lo stesso per quanto concerne gli appalti. Infatti, per effetto del Decreto sviluppo, le amministrazioni potranno affidare appalti con procedure negoziate sino ad un milione di euro e con procedure ristrette sino ad 1,5 milioni di euro.  Considerato che  gran parte degli appalti in Italia sono di importo inferiori a tali soglie, ciò significa che, nel nostro Paese, le aste pubbliche si ridurranno notevolmente  a favore di semplici procedure ristrette, che potrebbero compromettere la trasparenza ed attirare sugli appalti le attenzioni della criminalità organizzata.”

A questo proposito la Conferenza degli Ordini degli architetti ha già redatto ed approvato una bozza di  bandi tipo per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria sopra e sotto la soglia comunitaria.

Bozza che sarà  trasmessa al Ministero delle  Infrastrutture ed all’Autorità di vigilanza, quale contributo degli architetti, per la definizione, nelle sedi istituzionali, dei bandi tipo, in adempimento a quanto prescrive l’art.4 del decreto sviluppo recentemente approvato dalle Camere.

Fonte: Cnappc

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