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Decreto sviluppo, salta la norma sulla concessione spiagge

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Dopo l’esame in sede referente da parte delle Commissioni riunite V (Bilancio, tesoro e programmazione) e VI (Finanze), oggi il decreto legge Sviluppo approda in aula a Montecitorio.

Si tratta del disegno di legge n. 4357 – Conversione in legge del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, concernente Semestre Europeo – Prime disposizioni urgenti per l’economia, che sarà infine approvato con voto di fiducia (giovedì è prevista la richiesta).

Il disegno di legge approderà poi al Senato, per l’approvazione definitiva, che dovrà avvenire entro il 12 luglio (data di scadenza dei sessanta giorni di validità del decreto legge).

Sembra saltato il provvedimento che prevede il diritto di superficie di 20 anni sulle spiagge, inizialmente novantennale e che, ora pare tornare alla versione antecedente il dl sviluppo.

L’Istituto Nazionale di Urbanistica esprime soddisfazione per la cancellazione di quest’ultima norma. “Si sarebbe eliminata  – dichiara in un comunicato stampa – qualsiasi forma di concorrenza per la ricerca delle migliori soluzioni d’uso e di tutele per tali parti fondamentali del nostro territorio, che sono anche componenti primarie del nostro paesaggio”.

L’Inu auspica che un intervento del genere vada pensato, in ogni caso,  all’interno di una logica di programmazione integrata degli interventi per il rilancio del comparto turistico e in una cornice di pianificazione territoriale e paesaggistica – aggiunge -. L’Inu invita i cittadini, le associazioni e le forze politiche a vigilare perché non si ripeta il tentativo di legiferare in maniera frettolosa e dannosa su questioni così centrali, che riguardano il nostro paesaggio e quindi tutti noi”

Nei giorni scorsi il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori aveva espresso il suo fermo dissenso sui contenuti dell’art. 4 comma 16 del DL Sviluppo che modifica il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio aumentando da 50 a 70 anni la soglia di età – per i beni immobili pubblici o di persone giuridiche private, senza scopo di lucro – considerati di presunto interesse culturale da sottoporre a verifica.

“Dal 2004 in poi, – ha commentato il Cnappc – il Ministero per i Beni Cultuarali e le Soprintendenze hanno effettuato le valutazioni di interesse culturale con tempestività e rispetto dei termini di legge, anche grazie ad un sistema informatico efficiente, vincolando selettivamente solo circa un terzo delle decine di migliaia di beni puntualmente verificati in relazione al loro interesse culturale. Il presunto fine semplificativo contenuto dal DL è dunque inesistente in quanto già il Codice aveva rimosso l’automatismo del vincolo per i beni aventi più di cinquant’anni”.

“Quello del DL Sviluppo –  ha sottolineato il Consiglio Nazionale – è un approccio che considera la tutela del patrimonio architettonico italiano un ostacolo allo sviluppo e non, al contrario, un valore intrinseco non solo della cultura ma anche dell’economia del Paese. Non solo: esso rappresenta l’esatto contrario di quel “Piano Roosvelt” per la cultura italiana giustamente invocato dal Ministro Galan all’atto del suo insediamento. Per questo motivo gli architetti italiani chiedono al Governo non solo di recedere immediatamente da questo approccio sbagliato e dannoso,  ma di verificare, inoltre, la possibilità di potenziare le strutture delle Soprintendenze perché il loro fondamentale servizio a favore della collettività diventi sempre più tempestivo“.

Il Consiglio Nazionale ribadisce la propria volontà di contribuire concretamente  alla tutela e alla valorizzazione dell’architettura moderna e contemporanea in Italia, offrendo collaborazione al MIBAC ed alle Soprintendenze per la segnalazione e la raccolta documentaria utile al vincolo: la politica per la qualità dell’architettura deve essere promossa rivolgendosi tanto verso il futuro che nei confronti del passato.

 

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