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Edilizia e infrastrutture, arriva il Decreto sviluppo a costo zero

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Il governo è al lavoro su un nuovo “Decreto Sviluppo“, dopo il dl 70/2011, la manovra economica e la manovra-bis, i ministri stanno predisponendo un nuovo provvedimento che dia una mano alle imprese.

Se ne parlava già dopo la conversione in legge del dl 138/2011, ma la notizia è diventata più insistente negli ultimi giorni e ne ha dato conferma anche il ministro Matteoli nella giornata di ieri in occasione dell’assemblea nazionale Ance (vedi news  “Edilizia, il Ministro Matteoli contestato dai costruttori”).

”L’edilizia e’ il motore fondamentale dell’economia italiana”,  ha detto il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti a margine dell’assemblea dell’associazione, sottolineando che il decreto sviluppo e’ una ”grande occasione”.

Il provvedimento, secondo Buzzetti, deve comprendere infrastrutture, ”su cui siamo in forte ritardo”, e un piano di riqualificazione delle citta’, che ”saranno il motore economico”. ‘

‘L’edilizia e’ la prima risposta in momenti di crisi”, ha osservato Buzzetti nella relazione all’assemblea annuale dell’Associazione, indicando la necessita’ di ”individuare una strategia a medio e lungo termine. C’e’ bisogno di un progetto di rilancio del Paese che cominci oggi e si sviluppo coerentemente nei prossimi 5-10 anni”. ”Negli anni ’70 eravamo i primi in Europa in fatto di rete autostradale e ferroviaria. Ora siamo il fanalino di coda”, ha aggiunto, ricordando che ”il settore delle costruzioni e’ in grado di svolgere un importante ruolo di traino per lo sviluppo”.

In particolare, secondo Buzzetti, ”e’ nelle citta’ che si giochera’ il futuro della nostra civilta”’ e se e’ vero che ”li’ si concentrano i principali fattori di sviluppo, allora perche’ non cercare di investire risorse e cervelli per salvare i nostri centri storici e le nostre periferie dal degrado verso il quale vanno incontro?

L’assunto che sia possibile un’infrastrutturazione generica di sviluppo a costo zero o è una chimera o è una presa in giro”. Lo ha detto il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti con riferimento al decreto per lo sviluppo allo studio del Governo . “Né possiamo responsabilmente accettare che in uno scenario di crisi, come quello descritto, le poche risorse disponibili vadano a concentrarsi su poche grandi opere, e dimezzino i programmi di interventi che offrirebbero risposte diffuse e una boccata d’ossigeno a molte imprese”, ha aggiunto Buzzetti.

“Dobbiamo spendere una parte di quei 5 miliardi di bilancio per il 2012 per gli interventi di manutenzione e di messa in sicurezza del territorio”, ha sottolineato il presidente dell’Ance facendo riferimento ai soldi stanziati per il 2012 nel capitolo Bilancio. In particolare, per le piccole e medie opere “i soldi ci sono, spendiamoli”, ha evidenziato Buzzetti, ricordando che in due anni e mezzo solo il 10% delle risorse e’ stato impegnato.

E chiarezza sui fondi è stata richiesta anche dal Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani: “Tra programmi per le grandi infrastrutture, Fas e fondi comunitari io non capisco più dove siamo”.

Può il Governo fare una politica di crescita senza un nuovo dialogo sociale e istituzionale? Secondo me no”, ha detto Errani, sottolineando che ”questo Paese non ha più un confronto e un dialogo istituzionale e non si può continuare ad andare avanti con un meccanismo con cui ideologicamente ognuno si autoprotegge”.  

”Noi, Regioni, Province e Comuni, siamo pronti a metterci intorno al tavolo”, ha aggiunto Errani, evidenziando che ”l’Italia non ha piu’ tempo: o arriviamo al momento della verita’ o le chiacchiere stanno a zero”.

“La parola chiave in questo Paese non e’ la competenza ma la cassa”, ha aggiunto Errani: ”Diciamoci cosa c’e’ di cassa per i prossimi 3 anni, decidiamo insieme cosa c’è da fare come infrastrutture. Le Regioni sono pronte, individuiamo le priorità e iniziamo a realizzare”.

Il Governo la prossima settimana approverà il decreto per la crescita dopo un passaggio con le Regioni” e con l’Anci,  ha annunciato il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli rispondendo al presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani che ha evidenziato la necessita’ di un maggiore dialogo istituzionale. “Lo abbiamo deciso questa mattina – ha aggiunto Matteoli parlando all’assemblea dell’Ance – Errani potrà portare il proprio contributo. Saremo lieti di poter ampliare il decreto, che non vuole essere una cosa scritta dagli uffici legislativi dei ministeri” ma vuole tener conto dei pareri di Comuni e Regioni.

“Quanto però alle risorse per le infrastrutture, il decreto Sviluppo prevede finanziamenti attraverso defiscalizzazioni, perché i soldi non ci sono”.

Pronto al dialogo si dice anche il Ministro Fitto:  “a partire dal decreto in gestazione troveremo tempo e modo per entrare nel merito delle scelte da assumere, provando a stabilire insieme un metodo di lavoro comune”. 

Il Ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, sembra quindi accogliere l’invito al Governo del presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, a stabilire un dialogo con gli enti locali sui temi della crescita e degli investimenti. “Dialogo che vogliamo rilanciare, perché in questo momento dobbiamo lavorare insieme per dare risposte al paese”.

Manovra e patto di stabilità sono stati invece al centro dell’intervento del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno: se la Manovra non cambia “ 450 cantieri aperti a Roma rischiano a dicembre di chiudere”. “Entro fine anno – ha aggiunto il sindaco di Roma – la situazione, sotto il profilo dei trasporti, dei servizi sociali e degli investimenti, diventa assolutamente drammatica”.

Criticità anche sul fronte dei pagamenti da parte della P.A. “Io mi vergogno come sindaco di non poter dare certezza dei pagamenti alle imprese”, ha detto Alemanno . “Sono una persona che onora sempre i propri debiti, ma sopra di noi c’e’ il Patto di stabilità”.

“Gli enti locali e le Regioni devono andare a Bruxelles per avere un contatto diretto con la Commissione europea e capire se l’interpretazione del patto di stabilità e’ quella che viene proposta qui in Italia: fino a qualche anno fa ci dicevano ‘tagliate la spesa corrente’ per fare gli investimenti; adesso con questo patto di stabilità si è rovesciato tutto ed è più difficile fare spesa per investimenti che spesa corrente”.

Se non c’e’ una sostanziale modifica della manovra, noi avremo il blocco degli investimenti a causa del patto di stabilità, che impedisce di spendere 43 miliardi presenti nelle casse dei comuni italiani

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