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Edilizia, nuovo codice in Friuli

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Semplificazione e riduzione di tempi e costi: sono questi i concetti chiave del Codice regionale dell’Edilizia presentato nei giorni scorsi a Trieste dall’assessore regionale alla Pianificazione territoriale e Autonomie locali, Federica Seganti, e dal presidente della IV Commissione consiliare, Alessandro Colautti, che ha confermato l’intenzione della maggioranza d’accelerare il più possibile l’iter del documento, in modo da presentarlo già alla fine di giugno al Consiglio regionale per l’approvazione definitiva.

“Alla redazione del Codice hanno collaborato esperti e consiglieri di maggioranza non solo per un principio di condivisione – ha spiegato Colautti – ma anche perché vogliamo rendere al più presto operativo un provvedimento che si ricollega a quanto previsto in finanziaria a favore dei piccoli lavori edili ed in cui vediamo una possibile risposta alla crisi”.
“Aprile sarà dedicato alle consultazioni sul testo”, ha detto l’assessore Seganti, dichiarando di voler portare il Codice in Giunta per il relativo placet prima di maggio, in modo da consentire alla IV Commissione di fare la sua parte prima del round finale in Consiglio.

Con il nuovo Codice regionale per l’Edilizia, in Friuli Venezia Giulia sarà possibile avviare parecchie opere senza che sia necessario presentare la denuncia di inizio attività (Dia), che richiede circa 30 giorni per la progettazione più altri 30 per l’avvio dei lavori, e senza dover quindi sopportare i costi per documentazione e pratica amministrativa, con un risparmio che va dai 500 ai 2.000 euro e cresce sino a 8 mila euro se, invece della Dia, serve il permesso di costruire.

Inoltre, hanno spiegato Seganti e Colautti, il Codice introduce, per dare tempi certi al cittadino che comunque deve chiedere il permesso di costruire, il principio di “silenzio assenso” per cui se entro 60 giorni il Comune non si sarà espresso in proposito il progetto verrà comunque accettato.

“E’ una delle novità importanti di una riforma che da un lato intende favorire i cittadini, garantendo loro tempi certi e procedure snelle – ha spiegato l’assessore – e dall’altro può diventare un volano per molte piccole e medie imprese che oggi fanno economia nel nostro territorio”

Semplificazione procedurale degli interventi, riduzione dei costi amministrativi, contenimento dei consumi energetici, promozione dell’uso di fonti energetiche rinnovabili e della bioedilizia, diffusione dell’edilizia sostenibile, sviluppo economico e miglioramento della competitività tra le aziende di settore: sono questi i capisaldi su cui poggia questo disegno di legge.

Ma, come ha notato Colautti, “edilizia libera non significa deregulation”, dal momento che vanno comunque rispettate le regole contenute nel Piano regolatore e quelle previste dal Regolamento edilizio.
Certo cambia, ed in modo sostanziale, l’avvio di molti piccoli ma importanti lavori che contribuiscono ad incrementare il valore di una

Non sarà infatti più necessario nessun controllo tecnico preventivo da parte dei Comuni e nessun titolo abilitativo per la sostituzione degli infissi, l’eliminazione di barriere architettoniche, opere di bonifica e sistemazione dei terreni agricoli, scavi e reinterri per la manutenzione di condotte sotterranee ed opere di raccordo delle utenze di gas, energia elettrica, telecomunicazioni, fognature.

Sarà poi possibile realizzare verande, bussole e depositi per gli attrezzi fino al 10 per cento del volume dell’edificio; costruire barbecue e tettoie, fare recinzioni, muri di cinta e cancellate nei fondi privati; integrare i servizi igienico-sanitari, realizzare strutture per l’attività all’aria aperta.

Al fine di favorire i consumi energetici, le stesse regole saranno valide in caso di installazione di pannelli solari e fotovoltaici, depositi interrati di GPL, interventi per il risparmio energetico su edifici esistenti.
Sarà possibile anche ottenere l’esonero (o la riduzione) del contributo oggi previsto per il rilascio del permesso di costruire in tutta una serie di casi.

In particolare, nelle zone agricole sarà possibile ristrutturare edifici residenziali o ampliarli fino al 20 per cento della superficie esistente, attuare ampliamenti connessi all’abbattimento di barriere architettoniche, realizzare nuovi impianti relativi a fonti rinnovabili di energia, modificare la destinazione d’uso.

Nei centri storici abitati l’agevolazione sarà invece applicata alla realizzazione di parcheggi privati di pertinenza, interventi connessi a situazioni di calamità, impianti di interesse generale anche se eseguiti da privati.

Ma le novità non finiscono qui. I Comuni potranno istituire, anche in forma associata, lo Sportello unico per la gestione dei permessi di costruzione e le Dia, mentre la semplificazione procedurale interesserà anche le opere pubbliche (per l’accertamento di conformità urbanistica di un’opera saranno necessari al massimo 60 giorni), per le quali una delibera comunale di approvazione del progetto definitivo sostituirà i titoli abilitativi. Infine il collaudo sostituirà il certificato di agibilità in caso di opere pubbliche comunali.

Fonte: www.regione.fvg.it

 

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