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Ici, Imu e Res, nuova stangata sulla casa

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Questa stima emerge da una elaborazione/simulazione, della UIL Servizio Politiche Territoriali, relativa ai possibili, e, ormai certi, effetti della introduzione della nuova tassa sulla casa (IMU) e sui servizi (ReS), o per una semplice reintroduzione della sola ICI sulla prima casa nelle 104 Città Capoluogo di Provincia.

L’indagine ha preso a campione il costo annuo delle possibili imposte riferita ad un appartamento di 80 mq., categoria A/2 (abitazione civile) o A/3 (abitazione economica e popolare) che è il taglio medio delle Città Capoluogo, analizzandone le rendite catastali rapportate a 5 vani e siti in zona censuaria semiperiferica.

Il calcolo è stato fatto elaborando le nuove imposte con l’attuale percentuale di rivalutazione catastale (5%) e con una rivalutazione delle rendite del 15%.

Per l’IMU la simulazione prevede l’aliquota ordinaria del 6,6 per mille (i Comuni hanno facoltà di aumentarla o diminuirla fino ad un massimo del 3 per mille), e, le attuali detrazioni per la prima casa, deliberate dai Comuni per il 2011.
Mentre per la ReS si è presa in considerazione l’aliquota del 2 per mille senza detrazioni, in quanto non previste.

Sono tutte queste ipotesi concrete, spiega Guglielmo Loy – Segretario Confederale UIL, che sono aperte nel “dossier fisco” del nuovo Governo Monti.

Il passato Governo, va ricordato, nel confermare la sostanziale esenzione dell’ICI sulla prima casa, ha introdotto, però, due nuove Tasse: l’IMU (imposta municipale unica) prevista dalla Legge sul Federalismo Fiscale e la ReS (imposta Rifiuti e Servizi), prevista dal Decreto del 24 ottobre scorso, approvato dal Consiglio dei Ministri, che riordinano una parte importante della tassazione sugli immobili.
Il risultato potrebbe essere però drammatico: innalzamento della pressione fiscale e, soprattutto, poche difese per chi in questi anni ha pagato tutto il pagabile e che vede in forte sofferenza il proprio potere d’acquisto: lavoratori dipendenti e pensionati.

Ecco perché la UIL esprime fortissime perplessità all’introduzione indiscriminata di nuovi e onerosi balzelli in assenza di tutele (esenzioni o agevolazioni) per chi vive di reddito fisso.

Tornando ai dati della simulazione, commenta Loy, se la semplice reintroduzione dell’ICI sulla prima casa, con le attuali regole, costerebbe mediamente 136,00 euro l’anno a famiglia, la sua trasformazione in IMU potrebbe costare mediamente 210,40 euro (276,48 per un immobile in A/2 e 144,31 in A/3), con un aumento del 70,2% rispetto alla “vecchia ICI”.

Importi che arriverebbero a 231,44 euro (304,12 in A/2 e 158,74 in A/3), nel caso di una rivalutazione delle rendite catastali del 15%.

A ciò si aggiungono i 99,26 euro (120,25 per una abitazione in A/2 e 78,27 euro per una abitazione in A/3), che arriverebbero a 108,71 euro (131,70 in A/2 e 85,72 in A/3), in caso di rivalutazione del 15% delle rendite catastali, dall’introduzione della nuova ReS (imposta Rifiuti e Servizi), prevista dal Decreto correttivo del fisco municipale, approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 Ottobre scorso, soltanto per la parte “Servizi” (illuminazione pubblica, polizia locale, anagrafe,ecc.), escludendo quindi la parte dei rifiuti.

Tra l’altro la ReS peserebbe, contrariamente all’ICI, su chiunque occupi un immobile adibito ad abitazione (comprese le famiglie in affitto), indipendentemente dalla proprietà dell’immobile.

Il risultato è che secondo le nostre stime, la sola IMU, produrrà un gettito di 5,7 miliardi di euro con le attuali rendite catastali, che diventerebbero 6,3 miliardi di euro nel caso di una rivalutazione delle rendite del 15%.
Mentre l’introduzione della ReS produrrà un gettito complessivo di 3,1 miliardi di euro con le attuali rendite catastali, che arriverebbe a 3,4 miliardi di euro con la rivalutazione del 15% delle rendite.
Quindi un potenziale extragettito strutturale di oltre 9,7 miliardi di euro.

Ovviamente i dati esposti sono la media delle 104 Città, ma gli importi variano sensibilmente a seconda della residenza, delle rendite catastali.
Nel caso dell’IMU, essa aumenta generalmente in tutte le Città, fatta eccezione per Carrara, Taranto ed Enna dove già oggi l’aliquota dell’ICI è più alta dell’aliquota ordinaria dell’IMU (7 per mille a fronte del 6,6 per mille dell’IMU).

Fonte: Uil

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