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Incentivi alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche: le novità per il 2016

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È stata finalmente messa a punto la bozza di decreto per gli incentivi alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche, dall’eolico alle biomasse, atteso dall’inizio del 2015. A tracciare le linee di demarcazione in materia è stato il ministero dello Sviluppo economico.

Il testo della bozza fissa le seguenti misure:
– la quota 5,8 miliardi rappresenta il tetto massimo di incentivazione (oltre 5,7 miliardi l’attuale livello già raggiunto dal contatore Gse) che dovrà essere sottoposto al parere dell’Autorità per l’energia e della Conferenza Stato-Regioni;
– doppio limite temporale, ponendo allo stesso tempo anche il tetto massimo di risorse a disposizione.

“L’accettazione di richieste di accesso ai meccanismi di incentivazione – si legge nella bozza – cessa decorsi 30 giorni dal raggiungimento della prima fra le seguenti date: il 1° dicembre 2016″ o, in alternativa, “la data di raggiungimento di un costo indicativo massimo degli incentivi di 5,8 miliardi di euro l’anno”.

Leggi anche l’articolo Comuni Rinnovabili 2015: il punto di vista di Legambiente.

Di fatto non si scavalcherà quindi la fine del 2016. Una delle novità fondamentali del provvedimento sta nella modifica della modalità di calcolo rispetto al precedente decreto del 2012. La spesa misurata con il vecchio decreto conteneva infatti sia la spesa già maturata, relativa agli impianti in esercizio, che la spesa presunta, relativa agli impianti ammessi agli incentivi ma non ancora in esercizio. Con il nuovo decreto invece per gli impianti non ancora entrati in esercizio si misurerà la spesa presumibilmente effettiva, attribuendo cioè agli impianti una data di entrata in esercizio. Attraverso tali modalità, l’ammontare dell’incentivo non viene attribuito subito ma viene differito nel tempo, dando modo ai vecchi impianti prossimi a terminare il periodo di incentivazione di uscire dagli incentivi e di far calare la spesa, compensando a quel punto l’entrata in esercizio dei nuovi.

Il decreto, firmato oltre che dal Mise anche dal Ministero dell’Ambiente e delle Politiche agricole, dovrebbe ottenere i pareri dell’Autorità e della Conferenza unificata entro ottobre per poi passare all’esame della Commissione Ue ed entrare probabilmente in vigore entro fine anno.

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