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Le attività commerciali devono rispettare la disciplina urbanistica

Incentivi per le funzioni tecniche

di MARIO PETRULLI

È noto che, in merito all’uso del territorio, le materie dell’urbanistica e del commercio sono tra loro interferenti e nell’attuale sistema legislativo sono positivamente coordinate.
La disciplina urbanistica riguarda, in particolare, la funzione pianificatoria, nell’esercizio della quale i vari modi di uso del territorio, inclusi quelli relativi al commercio, sono tra loro armonizzati stabilendo innanzitutto i caratteri delle diverse zone territoriali, ai quali, poi, la destinazione degli immobili di cui sia consentita la localizzazione nelle singole zone deve conformarsi. Per altro verso, la normativa in materia di commercio, nel definire le finalità fondamentali del piano di sviluppo commerciale, prescrive, in coerenza, che esso dev’essere redatto “nel rispetto delle previsioni urbanistiche” (art. 11 della legge 11 giugno 1971 n. 426) e, dunque, in conformità delle scelte di pianificazione territoriale.

Ancora, tra i contenuti obbligatori degli strumenti urbanistici generali, l’art. 13 primo comma della citata legge n. 426/1971 pone “le norme per l’insediamento di attività commerciali e, in particolare, le quantità minime di spazi per parcheggi in funzione delle caratteristiche dei punti di vendita” e al secondo comma prevede che “nei piani regolatori particolareggiati e nelle lottizzazioni convenzionate sono determinati gli spazi eventualmente riservati ai centri commerciali all’ingrosso e al dettaglio, ivi compresi i mercati rionali, ed ai grandi esercizi di vendita”.
Appare opportuno evidenziare, al riguardo, come il Legislatore abbia provveduto ad integrare il quadro normativo in materia di urbanistica nel corpo di una legge concernente il commercio, con chiare finalità di coordinamento tra le relative pianificazioni e, per altro, istituendo un rapporto di sovraordinazione della disciplina urbanistica rispetto a quella commerciale.

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