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Le stime dell’Ocse gridano all’allarme

Ogni anno per realizzare e sviluppare infrastrutture nel mondo servono in media 1.626 miliardi di dollari, che saliranno a 1.897 miliardi nel decennio 2010-2020, per assestarsi poi sui 1.799 miliardi nel periodo 2020-2030. Sono stime dell`Ocse, rilanciate ieri da Finlombarda in uno studio dedicato ai fondi di private equity dedicati alle infrastrutture, che negli ultimi anni sono diventati numerosi in tutto il mondo e hanno tratto vantaggio da un lato dalla situazione di ritardo infrastrutturale e dall` altro dalla cronica mancanza di risorse a livello pubblico.

In Italia il ritardo infrastrutturale è particolarmente rilevante. Anche se il nostro paese dispone di una rete stradale che rappresenta circa il 14% della rete europea, quella autostradale ne copre solo l’1% contro il 6,3% della Spagna, l’1,9% della Germania e l’1,2% dell`Europa. L’Italia si colloca negli ultimi posti rispetto ai paesi europei più industrializzati (seguita soltanto dal Regno Unito) con 11 chilometri di autostrada per 100 mila abitanti, preceduta dalla Spagna con 25 chilometri, dalla Francia e dalla Germania, rispettivamente con 17 e 15 chilometri.

Per recuperare il gap bisogna fare grandi investimenti. MF Private equity aveva stimato qualche tempo fa che si dovessero reperire ancora ben 54 miliardi. 85,7 miliardi di euro servirebbero a finanziare le opere di interesse prioritario, e solo 38,7 miliardi sono coperti dall`intervento pubblico; 47 miliardi di euro che devono essere per forza raccolti da altre fonti.

L`Italia è tra i paesi target di investimento per una dotazione complessiva di 16,5 miliardi, con sei fondi tutti made in Italy: il mercato potenziale esiste in Italia, ma non è chiaro se questi fondi riusciranno a lavorare; perchè i fondi possano essere efficaci occorrono le giuste condizioni normative, culturali e politiche, che ad oggi non ci sono.

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