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L’incentivo per le funzioni tecniche opera anche nel caso del partenariato e delle concessioni

La questione della riconoscibilità degli incentivi per le funzioni tecniche

di MARIO PETRULLI

Segnaliamo, perché di indubbia rilevanza pratica, il recente parere n. 198/2018 della Corte dei conti, sez. reg. di controllo per il Veneto, in materia di riconoscibilità dell’incentivo per le funzioni tecniche per le ipotesi di concessioni e partenariato.

Il dubbio circa l’applicabilità dell’incentivo de quo anche a tali ipotesi sorge dal testo dell’art. 113 del Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n. 50/2016), nel quale viene indicato esplicitamente solo il contratto di appalto.
I giudici contabili hanno prediletto una lettura logico-sistematica che valorizza la nozione di concessione trasfusa nel Codice (art. 3, comma 1, lett. uu e vv) basata sull’assimilazione di detto istituto al contratto di appalto con la fondamentale differenza del c.d. rischio operativo insito nella concessione, in recepimento delle definizioni di cui alla Direttiva Unica Appalti che indica l’elemento distintivo tra i due contratti nel diritto del concessionario di gestione l’opera o il servizio accompagnato da un prezzo. Conseguentemente, hanno ritenuto che non possano esserci preclusioni al riconoscimento dell’incentivo alle concessioni.
Analogamente, e soprattutto, avendo a mente la funzione degli incentivi tecnici prevista dalla legge delega del Codice (art. 1, comma 1, lett. rr della L. 11/2016) per la quale “al fine di incentivare l’efficienza e l’efficacia nel perseguimento della realizzazione e dell’esecuzione a regola d’arte, nei tempi previsti dal progetto e senza alcun ricorso a varianti in corso d’opera”, non si ravvisa preclusione all’estensione dell’istituto degli incentivi anche agli altri contratti pubblici, quali i contratti di partenariato, nei limiti, s’intende, delle specifiche tassative attività prescelte dal legislatore come meritevoli di premialità.

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