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Lombardia: operazione “Zero burocrazia”

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Per realizzare con la massima efficacia l’operazione “zero burocrazia” potrebbe esserci un assessore ad hoc, o un sottosegretario, nella prossima squadra di governo della Lombardia.

Certo è che il presidente Roberto Formigoni questa operazione l’ha rilanciata con forza, dando il via oggi ai lavori della “Task force zero burocrazia”, che ha appunto l’obiettivo di intensificare il lavoro svolto finora per semplificare e ridurre al minimo la burocrazia per imprese e cittadini.

Semplificazione, ha ricordato Formigoni, che “ha portato Regione Lombardia ad avere in totale solo 60 leggi portanti, dopo aver abrogato 1.479 norme e aver approvato 10 testi unici”.

La “Task force zero burocrazia”, che risponderà direttamente allo stesso Formigoni, lavorerà per esaminare e ridisegnare tutte le procedure amministrative e sarà chiamata a produrre proposte in tre direzioni: “non solo sul fronte della Regione – ha assicurato Formigoni – ma anche nei confronti del Governo e dell’Unione europea. Semplificare significa spingere l’economia verso la crescita e il risparmio di risorse”.

Della Task force fanno parte, tra gli altri, insieme ai dirigenti regionali, le organizzazioni dell’industria, dell’artigianato, dell’agricoltura, del commercio, dei servizi, i sindacati, le cooperative, l’Abi, l’Anci, l’Upl, l’Uncem, le Camere di Commercio e Unioncamere. In tutto una trentina di esponenti di vertice di queste organizzazione, oltre ad alcuni direttori apicali della Regione, presieduti dallo stesso Formigoni.

“Vogliamo ridurre al minimo le pratiche burocratiche – ha detto il presidente lombardo – studiando insieme ai soggetti che compongono il tavolo di lavoro i percorsi migliori a vantaggio di cittadini e imprese”. I dati indicano che l’incidenza degli oneri burocratici sul Pil europeo è pari a circa il 3,5%, mentre in Italia è pari al 4,6%, corrispondenti a 61 miliardi di euro in valore assoluto. “Ridurre gli oneri amministrativi del 25% – ha detto Formigoni – potrebbe portare a un aumento del Pil europeo dell’1,5%, in conseguenza dell’aumentata produttività e dell’efficienza complessiva del sistema produttivo”.

FATTORE DI COMPETITIVITA’ – Se le istituzioni (europee, nazionali e regionali) hanno già fatto passi avanti per contenere il peso degli adempimenti di legge, fattore propulsivo per la competitività con il vantaggio di non comportare aumenti della spesa pubblica, il quadro attuale presenta ancora difficoltà e ostacoli. Ad esempio, in Italia per avviare un’impresa occorrono 6 procedure che hanno bisogno di 10 giorni per essere completate, senza contare gli oneri legati a pagamento tasse, gestione del personale e tutela ambientale.

In media le imprese del settore industriale spendono 13.455 euro per far fronte agli adempimenti della Pubblica Amministrazione, senza contare i costi indiretti legati alle sacche di scarsa efficienza amministrativa.

E se i tempi per la realizzazione di un fabbricato si dilatano a 257 giorni, a fronte di 14 procedure da espletare (che causano una riduzione di fatturato di 1 miliardo e 811 milioni di euro), anche far valere i contratti si rileva una procedura complicata: con un tempo medio di attesa di 1.210 giorni, l’Italia si colloca alla 156° posizione nel ranking mondial. Non va meglio per l’amministrazione della Giustizia: secondo recenti studi, i tempi dei risarcimenti in sede civile costano alle imprese 2,3 miliardi di euro.

PAGAMENTI IN 60 GIORNI – “Regione Lombardia – ha sottolineato Formigoni – è intervenuta concretamente, nel corso dell’ultima legislatura, per orientare l’operato dell’amministrazione verso i bisogni dei cittadini; in particolare, semplificando norme e adempimenti per l’avvio di imprese e con un sostanzioso processo di informatizzazione per bandi e richieste di finanziamento, pronti ad affrontare la completa digitalizzazione dei procedimenti amministrativi nelle prospettiva della diffusione della Posta elettronica certificata”.

A favore delle aziende è stata introdotta la Diap (Dichiarazione di inizio attività produttiva), che ha ridotto i tempi di avvio di un’impresa. E’ stato ridotto a 60 giorni dalla data di ricevimento il tempo di pagamento delle fatture, a fronte di una media nazionale di 128 giorni, 61 in più della media europea.
L’introduzione del Fondo socio sanitario presso Finlombarda ha permesso, inoltre, di ridurre a 90 giorni i tempi di pagamento dei fornitori, a fronte di una media nazionale di 288 giorni, con punte di 600 giorni di attesa per alcune regioni.

L’obiettivo complessivo del processo riformatore in questo ambito, ha ricordato, infine, il presidente lombardo è “che, ad esempio, a un cittadino non dovrà più capitare di sentirsi dire a uno sportello che una pratica non è di competenza di quell’ufficio, ma dovrà essere indirizzato al posto giusto, con tutte le indicazioni e l’accompagnamento necessario”.

Un risultato che potrà essere raggiunto – e su questo punto c’è stata piena condivisione tra le parti al tavolo di confronto – attraverso l’analisi dettagliata dei rapporti tra imprese, cittadini e Pubblica Amministrazione, la condivisione ai diversi livelli istituzionali dei progetti formativi per dipendenti e la segnalazione da parte degli utenti di casi “limite” e proposte per sciogliere i nodi che rappresentano un freno allo sviluppo.

“Se esiste un problema di frammentazione delle competenze – ha concluso il presidente – è necessario che cittadini e imprese siano sempre più degni della fiducia da parte delle istituzioni”.
Tutti gli esponenti della task force hanno condiviso la necessità di procedere all’elaborazione di proposte dettagliate, anche costituendo una segreteria tecnica permanente.

Fonte: www.regione.lombardia.it

 

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