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Manovra, ok di Napolitano e decreto pubblicato in Gazzetta

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Ieri è stata firmata dal Capo dello Stato e pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Manovra finanziaria del Governo (Decreto Legge 98/2011).

Nel testo del decreto pubblicato non c’è traccia del taglio del 30% agli incentivi a favore delle energie rinnovabili. 

La firma del Capo dello Stato
A tutti Napolitano ha voluto ricordare che un intervento sui conti pubblici è necessario e che questo è solo il primo passo, altri se ne dovranno fare per giungere entro il 2014 al pareggio di bilancio chiesto dall’Unione Europea.

Saranno necessari altri interventi, ha detto, e si dovranno fare “con gli ordinari strumenti di bilancio relativi al triennio 2012-2014 e i relativi disegni di legge collegati”.

Nel passare la parola al Parlamento, Napolitano ha sottolineato la necessità che tutti gli schieramenti condividano l’impegno del pareggio di bilancio assunto dall’Italia con l’UE. Ha auspicato che non ci siano, come è avvenuto altre volte, forzature, contrapposizioni e strozzature del dibattito, ma ci siano “un confronto realmente aperto”, “una seria discussione e libere scelte” sulla impostazione della manovra e sulle misure idonee per giungere al pareggio di bilancio, alla riduzione del debito pubblico e “insieme, al rilancio della crescita economica”.

In altre parole, ha chiesto che le Camere discutano nel merito, senza pregiudizi, e che governo e maggioranza – secondo l’interpretazione data da alcuni esponenti del Pd – non strozzino il dibattito con maxiemendamenti e voti di fiducia. Sarebbe “inaccettabile”, ha detto Pierluigi Bersani. Questo appello si ricollega ad altri richiami del presidente della Repubblica al senso di responsabilità di tutti e alla consapevolezza dei gravi problemi da fronteggiare, problemi di tutto il paese e non solo di uno schieramento politico, problemi che, con la speculazione finanziaria internazionale in agguato, bisogna risolvere nell’interesse di tutti, non possono essere elusi né rinviati.

La firma che autorizza la presentazione del decreto alle Camere non è stata apposta a cuor leggero.

Prima Napolitano ha preteso e ottenuto l’eliminazione della tanto discussa norma ‘salva Fininvest’, che rischiava di togliere coerenza e credibilità all’intero provvedimento.

Ha atteso che il governo gli fornisse chiarimenti su alcune criticità del testo emerse dallo scrupoloso esame fatto in 48 ore dagli uffici del Quirinale. I chiarimenti riguardavano, fra l’altro, le multe per le quote latte, misure per i dipendenti pubblici, ed altro. Senza entrare nel merito di scelte che spettano al governo, il capo dello Stato, ha esercitato la moral suasion per indicare aspetti tecnico-giuridici da chiarire preventivamente. E il governo ha accolto sostanzialmente i suoi rilievi.

Ho varato il decreto legge, ha fatto sapere Napolitano con una nota ufficiale, poiché i suoi contenuti sono stati “essenzialmente ricondotti” a ciò che può contenere un simile provvedimento: “norme strettamente attinenti alla manovra finanziaria” e altre “suscettibili di incidere con effetto immediato sulla crescita economica”. Su quella crescità troppo esigua che – ha fatto osservare altre volte Napolitano – è un problema del paese, poiché non permette di affrontare i problemi concreti, a cominciare dalla troppo estesa precarietà e disoccupazione giovanile.

La risposta degli Enti Locali
La convocazione urgente di una conferenza unificata straordinaria alla presenza di Berlusconi e del ministro Tremonti in cui poter dimostrare gli effetti che questa manovra comporta sui bilanci dei Comuni. E’ questa la condizione ineludibile posta dall’Anci per riprendere il confronto istituzionale con il governo e la collaborazione fin qui assicurata per l’attuazione del federalismo fiscale (il documento approvato). La decisione, emersa dall’Ufficio di presidenza dell’Associazione che si è svolto a Roma, è stata ufficializzata nel corso di una conferenza stampa cui hanno preso parte il presidente facente funzioni, Osvaldo Napoli ed il vicepresidente vicario e delegato alla finanza locale Graziano Del Rio.

Riteniamo questa manovra fortemente iniqua perché va a colpire ancora una volta i Comuni che in questi anni hanno dimostrato di fare meglio di altri comparti nel contenimento del debito pubblico“, ha ricordato Napoli.

Il taglio del 35% del fondo di riequilibrio è l’antitesi del federalismo che con l’impatto della manovra possiamo dire che è ormai finito“, ha osservato il presidente ff. Anci. Per non parlare poi della “pseudo modifica” del patto di stabilità.

Il nostro giudizio non può che essere negativo: dopo anni di battaglie da parte dell’Anci le ultime modifiche rappresentano delle briciole, che di fatto annullano ogni possibile beneficio per i Comuni”, ha detto Napoli.

Ancor più critico Delrio che ha parlato della “manovra come la pietra tombale del federalismo che spazza via ogni idea di una sua attuazione”. In particolare per Delrio il taglio del fondo di riequilibrio è una palese violazione dei principi costituzionali e degli impegni fin qui assunti dal governo sul federalismo”.

Il vice presidente Anci si è soffermato poi sugli effetti depressivi della manovra nel settore degli investimenti, già bloccati dalla crisi economica e dai vincoli del patto di stabilità.
“Alla fine del prossimo biennio avremo un taglio di 5,5 miliardi per il nostro comparto che è quello in cui si concentra il 50% della spesa produttiva del Paese“, ha sottolineato il sindaco di Reggio Emilia stigmatizzando la politica dei ‘tagli lineari’ seguita ancora una volta dal governo.

Lo stesso Delrio ha poi annunciato una novità dell’ultim’ora che conferma l’atteggiamento ‘sordo’ dell’esecutivo nei riguardi dei Comuni: nel testo della manovra economica predisposta dal Governo, al momento, è saltata la norma cosiddetta ‘salva cassa‘, nonostante gli impegni formalmente assunti la scorsa settimana in Conferenza Stato-Città.

“Questa decisione, ancora una volta in forte antitesi verso il federalismo, mette seriamente a rischio il pagamento degli stipendi dei dipendenti ed il rispetto dei contratti”, ha denunciato Delrio. “La verità è che  stanno rimettendo in piedi un centralismo che non tiene conto di quello che pensano i Comuni, che sono sempre stati la spina dorsale del Paese”, ha concluso il vice presidente Anci.

Fonti: Ansa e Anci

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