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Opere precarie: il caso della copertura di un posto auto

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Assume rilevanza in materia di opere precarie la sentenza 21 giugno 2016 n. 612 del TAR Emilia Romagna, sez. II Bologna. Analizziamola in sintesi

Nel caso specifico, l’oggetto della controversia riguardava, tra le altre cose, una struttura lignea ancorata al suolo, qualificata dai proprietari come pergolato, ma che in realtà presentava anche elementi in muratura e veniva di fatto utilizzata come copertura di un posto auto.

I giudici, richiamando un consolidato orientamento espresso dal medesimo TAR (sez. I Bologna, sent. n. 276/2015), ha ricordato che “può considerarsi un semplice pergolato, non comportante aumento di volumetria o superficie utile, solo quel manufatto realizzato in struttura leggera di legno che funge da sostegno per piante rampicanti o per teli, idonea a realizzare in tal modo una ombreggiatura di superfici di modeste dimensioni, destinate ad un uso del tutto momentaneo, con la conseguenza che perché possa qualificarsi come mero arredo di uno spazio esterno, che non comporta realizzazione di superfici utili o volume, è necessario che l’opera consista in una struttura precaria, facilmente rimovibile, non costituente trasformazione urbanistica del territorio, laddove – al contrario – va qualificata come un intervento di nuova costruzione la realizzazione di una struttura di importanti dimensioni, ancorché contraddistinta da materiali leggeri quali legno e ferro, che rendono la stessa solida e robusta e che fanno desumere una permanenza prolungata nel tempo del manufatto stesso (v. TAR Campania, Napoli, Sez. IV, 14 maggio 2012 n. 2204)”.

Nel caso specifico, la struttura, visti gli elementi costitutivi (in particolare la presenza di elementi in muratura) e la funzione svolta (destinazione di copertura di un posto auto), secondo i giudici bolognesi non era un pergolato né una struttura precaria.

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