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Recinzione e modifica di un terreno agricolo e permesso di costruire

Il proprietario: provvede alla recinzione di un terreno agricolo con utilizzo di un riporto di materiali inerti (muretto in calcestruzzo e griglia zincata) ed alla stesura di uno strato di ghiaino per rendere uniforme il terreno e destinarlo a mostra di veicoli; ritiene tali opere non necessitanti di alcun titolo edilizio perché opere di recinzione e non valutabili in termini di superficie e volume

Il Comune: ritiene che il comportamento del proprietario integri un abuso edilizio perché l’intervento è da considerare una nuova costruzione ai sensi di quanto previsto dall’art. 10 del Testo Unico dell’Edilizia e, conseguentemente, necessitante del preventivo rilascio del permesso di costruire

La risposta esatta: ha ragione il Comune, come ricordato recentemente dal Consiglio di Stato, sez. IV, nella sent. n. 976 del 23 febbraio 2012.

Ai sensi dell’art. 10,1° co. del T.U. n. 380/2001, l’intervento in esame costituisce trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio subordinata a permesso di costruire, in quanto rientrava tra gli “interventi di nuova costruzione” di cui all’art. 3, comma 1° lett. e.7) che, per l’appunto, ricomprende senza distinzioni “… la realizzazione di depositi di merci o di materiali, la realizzazione di impianti per attività produttive all'aperto ove comportino l'esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente del suolo in edificato. …”.

La giurisprudenza (1)ha concordemente affermato che la recinzione di un fondo rustico, realizzata (come nel caso in esame) con istallazioni permanenti, costituisce una trasformazione permanente del territorio, a prescindere dalla realizzazione di volumetrie di qualunque natura; si tratta, invero, di un intervento funzionale ad un permanente utilizzo commerciale dell'area (e non ad uno scopo contingente, temporaneo o occasionale) che, in quanto tale, contraddice ed impedisce definitivamente la vocazione agricola impressa dallo strumento urbanistico e implica un notevole incremento nella zona del carico urbanistico (nel caso specifico, le opere erano comunque consistite nella realizzazione di un muretto in calcestruzzo con l’apposizione di una griglia zincata, con livellamento del terreno e spargimento di inerti su di un’area di notevole dimensione).

Nel caso di recinzione di un’area, quello che rileva giuridicamente non è solo la modificazione della condizione materiale e della conformazione naturale del suolo, ma anche e soprattutto l’utilizzo permanente dell'area in contrasto con la disciplina urbanistica ed edilizia (2).
Infine, non può nemmeno affermarsi che la qualificazione di un’area come “zona agricola” abbia natura residuale per cui consentirebbe comunque utilizzi non coincidenti con la coltivazione dei relativi fondi. Al contrario, le restrizioni edificatorie nella suddetta zona hanno lo scopo non solo di valorizzare l'attività agricola vera a propria, ma altresì quella di garantire ai cittadini l'equilibrio delle condizioni di vivibilità, nonché di assicurare loro quella quota di valori naturalistici necessaria a compensare gli effetti dell'espansione dell'aggregato urbano (3).

Note

(1) Cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 30 aprile 2009, n. 2768; 31 dicembre 2008, n. 6756; sez. IV, 01 ottobre 2007, n. 5035; 22 dicembre 2005, n. 7343; sez. V, 11 novembre 2004, n. 7324; 15 giugno 2000, n. 3320; Cassazione Penale III, 9/6/1982.
(2) Consiglio di Stato, sez. V, 31/01/2001, n. 343; 20/12/1999, n. 2125; 01/03/1993, n. 319; Cass. pen., sez. III, 24/10/1997, n. 10709; Cass. pen., Sez. VI, 24/07/1997, n. 8520.
(3) Consiglio di Stato, sez. IV, sent. n. 7478 del 13 ottobre 2010


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