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Questo articolo è stato pubblicato nella categoria Abruzzo, letto 351 volte , con i tag: abruzzo, edilizia, ricostruzione, sisma

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06/04/2011
Abruzzo, a 2 anni dal sisma la ricostruzione va a rilento
Macerie ed edifici danneggiati, mancanza di luoghi di ritrovo, ripresa del pagamento della tasse: sembra molto lontano il ritorno alle case e alla normalità

A due anni dal terremoto di magnitudo 6.3 che alle 3.32 del 6 aprile devastò L'Aquila e provincia, provocando 309 morti, circa 2.000 feriti e la distruzione di un ingente patrimonio architettonico, la ricostruzione sembra procedere a rilento e, soprattutto, mancano certezze su "quando" la situazione tornerà normale.

Nel secondo anniversario della tragedia, gli aquilani ricorderanno le vittime con alcune manifestazioni: spiccano la fiaccolata, in partenza dalle 23 del 5 aprile dalla Fontana Luminosa per arrivare in Piazza Duomo alle 3.15 del 6 e, nella serata del 6, il concerto dei giovani musicisti del conservatorio. La Fondazione '6 aprile per la vita' ha rivolto un appello alla politica: evitare teatrini e risse, "accetteremo la presenza solo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in rappresentanza degli italiani".

Sono ancora 37.733 - 15 mila in meno rispetto al 2010 - le persone assistite nel Comune dell'Aquila e nei 56 del cratere sismico, secondo i dati recenti della Struttura per la Gestione dell'Emergenza (Sge).

Di queste, poco meno di 23 mila risiedono in alloggi a carico dello Stato; circa 13 mila sono beneficiarie del contributo di autonoma sistemazione (200 euro a persona ogni mese) e 1.328 sono ancora in strutture ricettive abruzzesi e nelle caserme.

A conferma delle problematiche esistenti, sono arrivate, a settembre scorso, le dimissioni da vice commissario vicario alla ricostruzione del sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, dovute al "preoccupante accentuarsi dello stato di confusione e difficoltà nella governance di gestione dell'emergenza e del processo di ricostruzione".

A far discutere ci sono anche le macerie, la cui stima precisa è difficile elaborare: milioni di tonnellate di materiali derivanti dai crolli e dalle demolizioni. Nel frattempo prosegue la protesta pacifica del "Popolo delle carriole" che - prima simbolicamente, poi concretamente - è riuscito a liberare alcune strade e piazze dai detriti.

Migliaia di aquilani vivono in 19 'new town', ma ciò che risulta difficile è ricostruire il tessuto sociale.
Conferma questa situazione la ricerca "Microdis-L'Aquila", degli atenei di Firenze, Marche e L'Aquila, condotta su 15 mila terremotati. Dallo studio - secondo cui la ricostruzione è "più lenta che in Indonesia" - emerge la mancanza di luoghi di ritrovo per una "comunità morta assieme al sisma". Tutto ciò ha portato ad un aumento dei casi di ansia e depressione che, per il locale Dipartimento di Salute Mentale, sono causati non solo dal terremoto in sé, ma anche dal venir meno della rete sociale.

Qualche delusione i terremotati dicono di averla avuta anche dal Governo, come per la questione tasse: dopo una sospensione di 15 mesi, da luglio 2010 hanno ripreso a pagare le imposte e, dal prossimo novembre, dovranno pagare in aggiunta anche quelle non versate da aprile 2009 a giugno 2010, nell'ambito di un regime fiscale da molti definito "penalizzante" rispetto ai sismi di Umbria-Marche e Molise.

Per la ricostruzione sono stati stanziati complessivamente 14.767 miliardi, ma i dati di novembre del Commissario delegato indicano una disponibilità di "cassa" pari a poco più di 3 miliardi.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che più volte ha parlato di "mistificazione" da parte dei media sui temi della ricostruzione, in questi due anni è stato all'Aquila 31 volte, decine delle quali nel primo anno dopo il terremoto. Nei giorni scorsi, su diversi muri della città, sono comparsi striscioni del Comitato 3e32, contrario ad una eventuale visita del premier il 6 aprile: "Berluscò, non te fa revedé - recitavano - 6.4.2011 niente sciacalli".

La domanda che migliaia di terremotati si pongono, quasi con rassegnazione, è: quando potremo tornare a casa? In un processo di ricostruzione tutt'altro che semplice, i problemi riguardano principalmente le case classificate 'E', ovvero quelle gravemente danneggiate.

I privati, infatti, non possono iniziare i lavori finché non viene redatto dai Comuni il piano di ricostruzione del centro storico; ma, ad esclusione dell'Aquila, dove è stato presentato il 30 per cento circa dei progetti di edifici 'E', nei piccoli comuni del cratere il centro abitato coincide proprio con quello storico.

Nel solo capoluogo risultano danneggiati 16 mila edifici e, di questi, 8.700 sono classificati 'E'. Sono circa 12 mila le richieste di indennizzo presentate e per 9.600 di esse (l'80% delle domande) è già stato erogato il contributo. Ad oggi, nel complesso, è stata presentata la dichiarazione di fine lavori per circa 4.600 edifici.

Fonte: Ansa

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