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Questo articolo è stato pubblicato nella categoria Umbria, letto 238 volte , con i tag: edilizia pubblica, erp, erp umbria

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28/10/2011
ERP, nuova legge in Umbria
La Giunta regionale ha preadottato il disegno di legge che modifica ed aggiorna le disposizioni risalenti ormai ad otto anni fa

Saranno molte le novità nella proposta di revisione della legge regionale 23 del 2003 che regola il settore dell’edilizia residenziale pubblica.

Su proposta dell’ assessore regionale alle politiche della casa Stefano Vinti, la Giunta regionale ha preadottato il disegno di legge che modifica ed aggiorna le disposizioni risalenti ormai ad otto anni fa.

“La revisione della legge 23, ha affermato Vinti nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta mercoledì a Palazzo Donini, è un altro degli impegni che la regione mantiene per adeguare la normativa che, in alcuni casi, è oggettivamente inadeguata ai cambiamenti intercorsi in questo lasso di tempo in tutti i settori della società umbra e nazionale.

Saranno dunque ridefiniti gli obiettivi, le regole, gli strumenti di programmazione nonché il ruolo dei soggetti coinvolti sia pubblici che privati e le caratteristiche dei beneficiari degli interventi proprio per rispondere in maniera adeguata e più efficace alle problematiche del disagio abitativo in Umbria”.

I requisiti dei beneficiari degli interventi dovranno essere adeguati alla recente sentenza della Corte Costituzionale che equipara a tutti gli effetti i cittadini italiani, dell’Unione europea ed extracomunitari in regola con il permesso di soggiorno nell’accesso al sistema degli interventi.

La disponibilità di alloggi sarà comunicata dall’Ater regionale ai comuni che avranno novanta giorni di tempo per l’assegnazione.

Per evitare situazioni di ritardo nell’assegnazione, trascorsi i novanta giorni, saranno i comuni stessi a dover pagare il canone di locazione degli alloggi.

La Regione invece per fornire soluzioni ai nuclei familiari collocati nelle graduatorie di comuni con carenza di alloggi potrà promuovere specifiche intese con i comuni limitrofi che hanno invece disponibilità.

Una delle modifiche sostanziali della normativa è quella dell’introduzione del calcolo del reddito attraverso il modello Isee quale indicatore della capacità economica dei nuclei familiari che intendono beneficiare degli alloggi realizzati con il contributo pubblico. Per evitare la precostituzione di situazioni strumentali, nel caso di decesso dell’assegnatario, solo alcuni componenti il nucleo familiare ben definiti potranno subentrare.

Per gli altri il subentro è previsto solo se almeno cinque anni prima del decesso l’Ater aveva autorizzato l’ampliamento stabile del nucleo familiare.

Il comune potrà ricorrere alla mobilità disposta d’ufficio qualora gli alloggi siano fortemente sottoutilizzati in quanto eccessivamente grandi rispetto al nucleo familiare assegnatario. In tutti gli altri casi la mobilità sarà su base volontaria.

“Tra le numerose modifiche da segnalare, ha affermato il coordinatore regionale Luciano Tortoioli, anche la possibilità per la regione di promuovere la costituzione di fondi immobiliari, anche interregionali, e lo studio di strumenti finanziari immobiliari innovativi per la valorizzazione e l’incremento dell’offerta del patrimonio abitativo coinvolgendo a tal proposito anchela Cassa Depositie Prestiti”.

La proposta di legge individua le modalità per la rilevazione dei fabbisogni, in particolar modo per quanto riguarda le categorie sociali in condizioni di maggior bisogno che ancora chiedono di ricorrere all'offerta di alloggi pubblici a canone sociale e attiva contemporaneamente un “Fondo unico” per le politiche abitative dove far confluire tutte le risorse finanziarie pubbliche che possono essere attivate.

“Una fondamentale esigenza, continua Vinti, che ha trovato accoglimento nella modifica della legge, è stata quella di conformarsi ai nuovi concetti di “alloggio sociale” e “servizio abitativo” introdotti dalla normativa nazionale per definire le caratteristiche ed i requisiti del patrimonio di edilizia pubblica. Pertanto, l’”alloggio sociale” è descritto quale elemento essenziale dell’insieme dei servizi abitativi finalizzati al bisogno primario di un’abitazione, mentre il “servizio abitativo” è definito come il complesso delle offerte di carattere alloggiativo (locazione a canone sociale, locazione permanente o a termine, vendita) e di carattere accessorio, erogate a favore dei nuclei familiari che, per ragioni sociali ed economiche, non sono in grado di accedere al libero mercato.

Il disegno di legge vuole inoltre accentuare la ricerca delle possibili sinergie tra interventi con contributo pubblico e quelli finanziati esclusivamente da privati attribuendo ruoli peculiari agli operatori pubblici e privati, superando il consueto modello dell’articolazione degli interventi in due blocchi, quello totalmente sovvenzionato pubblico (ATER) e quello agevolato privato (cooperative, imprese e privati singoli) e quindi mettendo in evidenza la qualificazione dei soggetti e la qualità dei programmi.

Dal confronto con i Comuni, le Associazioni e le Organizzazioni sindacali del settore, inoltre è scaturito che, accanto alla tradizionale previsione di programmi pluriennali, che spesso comportano tempi troppo lunghi tra lo stanziamento delle risorse e la loro effettiva spesa, potranno essere realizzati singoli interventi, in modo da rispondere con maggiore rapidità alle necessità manifestate, di volta in volta, dalle categorie sociali che non trovano soluzioni alloggiative adeguate alle proprie condizioni economiche.

Attraverso l’identificazione delle categorie di intervento da privilegiare, intesa sia dal punto di vista edilizio che gestionale,  si cerca di risolvere anche le problematiche delle aree e dei loro costi di acquisto, degli strumenti urbanistici e quindi della programmazione comunale. “Altri punti qualificanti, ha aggiunto l’Assessore Vinti sono l’integrazione della politica della casa con la politica della città, puntando ad intervenire sulla città costruita piuttosto che nelle zone di espansione e l’avvio di un serrato ed aperto confronto con le istituzioni locali e con le parti economiche e sociali, al quale si dà risposta con l’istituzione del “Comitato permanente l’edilizia residenziale” che consente di valorizzare la realtà operativa che è consolidata nel territorio e che ha già dato prova di efficienza e capacità”.

Per rendere più rapide e, nel contempo, più mirate le procedure di individuazione degli interventi da realizzare, è stata drasticamente ridotta la composizione del Comitato permanente per l’edilizia residenziale (da25 a9 membri) ed è stato istituito l’Osservatorio della condizione abitativa, finalizzato all’acquisizione, raccolta, elaborazione, diffusione e valutazione dei dati sulla condizione abitativa.

Per quanto concerne l’assegnazione e la gestione degli alloggi a canone sociale, anche su proposta dei Comuni è stata introdotta la possibilità di far emanare i bandi biennali anche dall’unione di Comuni, qualora costituita.

Infine sono stati modificati i tempi di approvazione delle graduatorie (90 giorni per i Comuni che hanno meno di 500 domande e 120 per quelli che ne hanno di più) ed è stata ridisegnata la composizione delle Commissioni comunali di assegnazione, prevedendo cinque membri, tra i quali due esperti in materie giuridico-amministrative, designati dal Comune ed esterni all’Amministrazione e un rappresentante delle Organizzazioni sindacali degli inquilini.

 Fonte: Regioni.it

 

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