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02/02/2016

SCIA telematica: "Una marcia indietro" secondo Simoncini

"In 3 anni e mezzo non si è stati in grado di procedere alla pubblicazione delle norme attuative del provvedimento in materia di modalità telematica"

“È inaccettabile la decisione del Governo di abrogare il decreto legge del giugno 2012 con cui era stato introdotto l'utilizzo esclusivo della modalità telematica per la presentazione della Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA). In 3 anni e mezzo non si è stati in grado di procedere alla pubblicazione delle norme attuative di quel provvedimento, di fatto rendendolo vano e finendo per eliminarlo. Una marcia indietro sconcertante, simbolo dell’incapacità da parte della nostra classe dirigente di rendere organiche innovazioni anche banali, senza le quali risulta impossibile affrancarsi dal pantano burocratico in cui ci dibattiamo da decenni”.

Ad affermare ciò in maniera eloquente è l'ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA (leggi qui il suo contributo pubblicato negli scorsi mesi sulle pagine di Ediltecnico intitolato Grandi eventi tra voli pindarici delle élites e scetticismo dei cittadini)

"Dovunque sia stata adottata, la modalità telematica ha dato ottimi risultati, contribuendo a velocizzare le pratiche, dando tempistiche più accettabili sia ai professionisti che ai cittadini e, soprattutto, innalzando gli standard di trasparenza delle procedure: il formato elettronico, di fatto, rappresenta una fotografia certa e datata della documentazione e impedisce che una pratica possa essere in tutto o in parte smarrita o manipolata. Ora, però, le pubbliche amministrazioni che non si erano ancora adeguate saranno dispensate dal farlo, lasciando a ciascuna un eccessivo potere discrezionale: sarà il singolo Comune, ad esempio, a decidere se e quando sarà consentito oppure obbligatorio l’invio della SCIA online. In pratica, un’Italia che come al solito viaggerà a velocità diverse a seconda dei capricci di ciascuna istituzione e che continuerà a risultare incomprensibile anche per il più smaliziato investitore straniero. L’ennesima occasione mancata di un Paese che fatica tremendamente a imporsi quel cambio di passo necessario per imboccare definitivamente la strada del rilancio”.

Leggi anche l’articolo SCIA: cosa cambia con l'attuazione della riforma PA.

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