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Piano Casa: 60 miliardi di euro e 1 milione di stanze in più

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Ampliamento per circa mezzo milione di abitazioni con una media di due camere in piu`; demolizione e ricostruzione di 16 mila fabbricati, per lo piu` residenziali; investimenti complessivi di quasi 60 miliardi di euro.

In attesa che il governo semplifichi le procedure (avrebbe dovuto farlo gia` molti mesi fa), le Regioni si sono mosse autonomamente con i loro piani-casa.

Quindici di esse (piu` la provincia di Bolzano) hanno gia` approvato le relative leggi. Quattro stanno per vararle e solo la provincia di Trento ha rinunciato.

Ora l`Ance (l`Associazione nazionale costruttori edili) ha stimato l`impatto che tutti questi progetti produrranno sullo stock di case e di fabbricati non residenziali.

E non e` affatto poco: un milione di stanze in piu`. Insomma, sembra proprio che stia per ricominciare una stagione d`oro per il settore delle costruzioni abitative. Sia pure con una gran varieta` di eccezioni, condizioni e paletti, le Regioni italiane hanno dato il loro via libera ad un ampliamento del 20% delle abitazioni e alla demolizione e ricostruzione di fabbricati fino al 35% in piu`.

Certo, ci vorra` ancora tempo: l`Ance stima che l`impatto sui livelli produttivi del settore possa avvenire solo a partire dalla seconda meta` del 2010 a causa dei ritardi legislativi sia da parte del governo che delle Regioni nel concretizzare l`accordo di fine marzo.

Di fronte al guazzabuglio di leggi e delibere, la Finco (la federazione industrie prodotti, impianti e servizi per le costruzioni di Confindustria) sollecita il varo del decreto legge sugli snellimenti procedurali e il varo delle normative da parte delle quattro regioni che ancora mancano all`appello.

«Abbiamo assistito ad un defatigante confronto tra Stato e Regioni – commenta il direttore generale di Finco, Angelo Artale – dobbiamo riflettere se l`assetto urbanistico si presti o meno a una legislazione concorrente tra Stato e Regioni, e addirittura esclusiva per quelle a statuto speciale».

Il risultato e` un grande caos di norme. Ha fatto da apripista la Toscana, limitando i premi di ampliamento ad edifici mono e bifamiliari ma con superficie non superiore ai 350 metri quadrati.

La Liguria ha invece escogitato un “bonus-spezzatino“ per ingradire casa: piu` 60 metri cubi per edifici fino a 200 mc; piu` 20% per edifici fra 200 e 500 metri quadri e piu` 10% fra 500 e 1.000. Per poter usufruire invece del bonus volumetrico del 35%, l`intervento dovra` ridurre il rischio idrogeologico e permettere il miglioramento della qualita` architettonica e l`efficienza energetica del patrimonio edilizio.

Piu` consistenti i bonus riconosciuti dal Veneto per la ricostruzione di edifici realizzati prima del 1989 che potranno arrivare fino al 40% della volumetria esistente per il residenziale a condizione che si utilizzino fonti energetiche rinnovabili e tecniche di bioedilizia. La regione Lombardia condiziona il bonus del 30% per la ricostruzione alla diminuzione del fabbisogno annuo di energia per la climatizzazione invernale.

La regione Lazio concede un bonus volumetrico del 40% nel caso in cui l`intervento sia realizzato in base a un progetto vincitore di concorso di progettazione architettonica. La ricostruzione deve essere realizzata nel rispetto della normativa antisismica e permettere una riduzione dei consumi energetici.

Anche la regione Basilicata riconosce un bonus volumetrico del 30% a condizione che siano rispettate le norme sismiche e sia migliorata la prestazione energetica dell`edificio. Il premio di cubatura puo` arrivare al 40% se si utilizzano tecniche costruttive di bioedilizia, impianti fotovoltaici e se la dotazione di verde privato viene aumentata.

Fonti: Ance e La Repubblica

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