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Piemonte: intesa sul social housing

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Nell’ultima riunione la Giunta regionale ha approvato, su proposta dell’Assessore alle Politiche territoriali ed edilizia, il Protocollo di intesa che sarà sottoscritto dalla Regione e dai soggetti attuatori e gestori degli interventi sperimentali di Social Housing.

Si è così compiuto un ulteriore passo verso il compimento della significativa integrazione fatta al “Programma Casa: 10.000 alloggi entro il 2012” mediante l’elaborazione delle Linee guida per il social housing.

Con questo programma sperimentale saranno complessivamente realizzati 112 alloggi, 6 appartamenti destinati alla coabitazione e 11 residenze collettive/microcomunità, per oltre 6.200 metri quadrati di superficie. Il contributo concesso, pari a 12, 907 milioni, fa da volano a un investimento complessivo di oltre 46 milioni.

Gli interventi che le Linee guida delineano riguardano la realizzazione sia di alloggi sociali per la locazione temporanea o permanente con possibilità di riscatto, sia di mini-alloggi, microcomunità, residenze collettive o appartamenti in coabitazione destinati alla locazione temporanea.

Le azioni di valenza temporanea offrono prime risposte a situazioni di vulnerabilità conseguenti – nei casi più gravi – alla perdita del lavoro o della casa o alla frattura del nucleo familiare, oppure determinate da esigenze di mobilità per studio, precarietà lavorativa, salute.

Le azioni di natura permanente arricchiscono invece l’offerta di abitazioni sociali prevista dal Programma Casa, collocandosi come fascia “cerniera” verso il libero mercato.

La caratteristica saliente del social housing si ritrova nella proposizione di nuove forme gestionali finalizzate a sostenere la coesione sociale, in aderenza alle indicazioni dell’Unione Europea, che possono essere svolte da soggetti no profit del terzo settore.

Altri suoi punti di forza peculiari sono la ricerca di un adeguato mix sociale, la preferenza di inserimento dei casi pilota in più ampi interventi di riqualificazione urbana o di recupero di aree degradate, la progettazione ispirata a criteri di compatibilità ambientale.

I canoni di affitto, tutti di moderata entità, sono rapportati alla composizione e alla capacità economica del nucleo familiare.
La realizzazione degli interventi fa perno sul partenariato finanziario tra soggetti pubblici (Regione e Comuni) oppure tra soggetti pubblici e privati (Regione/Comune/cooperative edilizie/imprese di costruzione).

I contributi regionali sono diversificati a seconda della tipologia di intervento e compresi tra un massimo dell’80% del costo di realizzazione per gli alloggi destinati all’inclusione sociale delle categorie più deboli e un minimo del 15% per gli alloggi in locazione permanente destinati a nuclei familiari in possesso dei requisiti per accedere all’edilizia agevolata in proprietà.

Le manifestazioni di interesse ammesse a finanziamento ( 20 su 27 pervenute) riguardano tutte le tipologie di intervento messe a bando (locazione temporanea, locazione per l’inclusione sociale, locazione permanente).

I progetti presentati per l’inclusione sociale riguardano situazioni di debolezza accentuata e a elevata necessità di tutela: sono rivolti infatti a donne sole con bimbi, donne vittime di violenza, a giovani adulti, a senza fissa dimora non ancora consolidati in stili di vita marginali.

Quanto alla ricaduta territoriale, è positiva la constatazione che tutte le province hanno partecipato, fatta eccezione di Biella e Verbania, a testimonianza della vivacità progettuale della comunità regionale e della capacità di cogliere nuove opportunità di azione.

La maggior parte degli interventi si caratterizza per la presenza di locali e spazi comuni a supporto della residenza, destinati sia ai futuri inquilini che aperti alla comunità esterna.

In alcuni è prevista anche la realizzazione di alloggi e locali commerciali autofinanziati dal soggetto attuatore che, a sostegno dell’obiettivo di raggiungere un più ampio mix sociale, li ha finalizzati alla vendita o alla locazione a libero mercato.

I progetti inerenti la gestione degli interventi ammessi sono di tipo solidale con forme di intervento, nella maggioranza dei casi, modellate a livello individuale in relazione alla vulnerabilità sociale del nucleo familiare.

E’ inoltre prevista l’attivazione di articolate reti di collaborazione che vedranno impegnati soggetti diversi, dai servizi sociali comunali alle associazioni di volontariato sociale; i servizi alla persona potranno essere arricchiti da offerte di servizi formativi, di sostegno al lavoro, di microcredito, culturali, sanitari. La promozione e il sostegno delle reti sociali troverà fondamento nel principio dell’auto-mutuo-aiuto.

 Fonte: www.regione.piemonte.it

 

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