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Riforma Appalti, BIM non più obbligatorio: cosa cambia?

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Stop temporaneo sul BIM obbligatorio: nell’ultima bozza del Codice Appalti non sono infatti previsti termini stringenti, ma soltanto la possibilità che le Stazioni Appaltanti chiedano l’uso dei sistemi di modellazione elettronica per l’edilizia e le infrastrutture. Rimane quindi in essere una facoltà per le Stazioni Appaltanti, ma non un obbligo stringente, come sarebbe stato auspicabile per incentivare l’utilizzo di uno strumento così efficace per la gestione e la progettazione dei grandi cantieri.

Le Stazioni Appaltanti potranno chiedere l’uso del BIM per le nuove opere e i servizi di progettazione di importo superiore alle soglie comunitarie (5.225.000 euro per i lavori, 135mila euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle amministrazioni governative, 209mila euro per i servizi e i concorsi di progettazione aggiudicati dalle altre amministrazioni). Il BIM potrà essere richiesto prioritariamente per i lavori complessi e solo dalle Stazioni Appaltanti virtuose “che attuino buone pratiche di utilizzo e dispongano di idonei sistemi di monitoraggio”.

Il testo dell’ultima bozza è stato messo a punto il 22 febbraio, dopo una serie di ipotesi e limature che si sovrappongono da ormai 2 mesi: manca tuttavia ancora il passaggio fondamentale, cioè l’approvazione del Consiglio dei Ministri. Si tratta di un’approvazione preliminare: dal CdM uscirà infatti un testo su cui si potrà ulteriormente lavorare, ma che rifletterà con più certezza le intenzioni del Governo.

Rimangono invece confermate le altre misure per garantire la qualità delle opere.
– Il concorso di progettazione o di idee sarà sempre utilizzato nel caso in cui le opere abbiano una particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo e tecnologico.
– Le Amministrazioni pubbliche destineranno il 2% degli importi a base di gara per le attività di programmazione delle spese, controllo delle procedure di gara, direzione dei lavori e collaudi svolti dai dipendenti pubblici. L’80% di queste somme sarà ripartito tra il responsabile del procedimento e i suoi collaboratori, mentre sono esclusi i dipendenti con qualifica dirigenziale. I premi non potranno superare il 50% dello stipendio annuo lordo. Il restante 20% sarà invece destinato all’acquisto di beni, strumenti tecnologici, strumenti BIM e al miglioramento delle banche dati.
– Per garantire la qualità, le gare saranno aggiudicate col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Il criterio del prezzo più basso dovrà sempre essere motivato.

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