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Riforma professioni: adottato il testo base

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La proposta di legge di riforma delle professioni presentata dai relatori Chicchi e Mantini è stata adottata come testo base dalle Commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera. Sul testo proseguirà il lavoro di riforma della disciplina delle professioni, tenendo in considerazione anche della proposta di legge di iniziativa popolare presentata pochi giorni fa dal Comitato Unitario delle Professioni (CUP). Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato al 6 febbraio 2008 .

Alla Camera dei Deputati, i rappresentanti dell’opposizione hanno criticato il testo Mantini-Chicchi: secondo Maria Grazia Siliquini (AN), le proposte "non sono assolutamente convincenti, perché il testo, se da una parte avanza alcune proposte irricevibili, dall’altra contiene vere e proprie trappole per tutte le professioni intellettuali italiane. D’altra parte lo stesso Governo, con il sottosegretario Luigi Scotti, nelle sedute dell’8 novembre e dell’11 dicembre scorsi ha affermato più volte che vi sono dei punti non chiari per cui sarebbe opportuno effettuare precisazioni". Maria Grazia Siliquini ha poi ricordato che i rappresentanti dei professionisti italiani, tramite il CUP, hanno dichiarato che la proposta di testo base deve essere "profondamente modificata e rivista", se non del tutto "bocciata", come deve essere assolutamente fermato il decreto legislativo di recepimento della direttiva 36/2005/CE, "al fine di ripristinare la legalità". La bocciatura totale si estende ad altri punti fondamentali del testo: la distinzione tra professionista intellettuale ed imprenditore non è sufficientemente chiara; poco chiara è la delega al Governo per accorpare gli ordini; e poco definita è la linea di confine tra ordini e associazioni. “Non è assolutamente possibile – ha affermato la Siliquini – prevedere di elevare a professione intellettuale qualunque lavoro intellettuale a prescindere dalla doverosa formazione universitaria […] tale conoscenza, che deve essere certificata da un titolo di studio di livello universitario avente valore legale nel nostro ordinamento, è un aspetto insuperabile della professione intellettuale”.

In risposta a queste critiche, Andrea Lulli (PD) ha dichiarato: “Ad ogni seduta vengono poste eccezioni procedurali e sottili distinguo. Le valutazioni sulle soluzioni normative, anche radicalmente diverse, attengono alla normalità del confronto parlamentare; quello che non è lecito è bloccare, con qualsiasi ragione, l’iter del provvedimento.”

Il presidente della II Commissione, Pino Pisicchio, riguardo al testo del CUP, ha affermato che la proposta di legge di iniziativa popolare non introduce novità: tutte le istanze in essa contenute sembrano essere già confluite nel lungo dibattito svoltosi presso le Commissioni riunite. Pietro De Paola, coordinatore del Comitato promotore della pdl presentata dal CUP ha affermato che lo stralcio della legge di iniziativa popolare è un atto di grave sottovalutazione delle esigenze avanzate dagli 80 mila professionisti che hanno firmato la legge. E’ sconcertante, secondo De Paola, che non ci siano i margini per un esame congiunto della proposta di legge di iniziativa popolare. Aggiunge De Paola: "mi sembra opportuno ricordare che nel testo base non esiste alcuna distinzione, per esempio, tra l’attività imprenditoriale e quella professionale; esiste la possibilità di delegare al governo, senza alcun parere vincolante da parte degli ordini, di accorparne alcuni; senza parlare poi delle norme sulle attività riservate che fanno piazza pulita di una serie di prerogative che garantiscono la qualità e l’indipendenza dei professionisti”. L’auspicio del coordinatore del Comitato promotore è "di non far cadere nel nulla la proposta dei professionisti consentendo un iter parlamentare rispettoso dei principi democratici e delle esigenze di tutti i cittadini".

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