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Rinnovabili e consumi energetici: come si comportano i Comuni italiani?

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Quale grado di propensione raggiungono i Comuni per quanto riguarda il ricorso alle fonti energetiche a minore impatto ambientale? Per farsi un’idea a riguardo è utile fare riferimento alla Ricerca sulla qualità ambientale Ecosistema Urbano elaborata Legambiente e Ambiente Italia, con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, giunta quest’anno alla sua ventesima edizione.

Oltre a indagare i consumi energetici, la diffusione delle fonti rinnovabili, la produzione annua di rifiuti urbani e la racconta differenziata nelle città italiane capoluogo di provincia, il rapporto si concentra anche sulla propensione dei Comuni a ricorrere alle fonti a minore impatto ambientale. Tra queste figurano il fotovoltaico, il solare termico e il teleriscaldamento.

Per approfondire la tematica consulta altre notizie in materia di energie rinnovabili.

Per quanto riguarda la diffusione delle rinnovabili, il rapporto ha preso in considerazione la tecnologia fotovoltaica, i pannelli solari e l’uso del teleriscaldamento: in questa direzione 87 Comuni capoluogo hanno installato sui loro edifici questa tecnologia. Tra le città virtuose vanno segnalati tra i capoluoghi piccoli Gorizia, tra i medi Pesaro e tra i grandi Padova.

Il rapporto si focalizza poi anche sui consumi elettrici nei Comuni capoluogo di provincia. Dall’indicatore risulta che la media ponderata dei capoluoghi si attesta sui 1190 kWh pro capite, in linea con il dato della scorsa edizione. A consumare più energia, con 1583 kWh per abitante l’anno, è la città di Cagliari, seguita da Roma (1459 kWh), mentre tra le città più “oculate” e virtuose vi sono Campobasso, Matera, Potenza e Trento (sotto i 950 kWh pro capite).

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