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Rischio idrogeologico, oltre il 70% dei Comuni in pericolo

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Il rischio di frana in Italia è il più alto in Europa, e nel mondo secondo solo a Cina, Giappone e paesi del centro-sud America. Il costo è elevatissimo ed è destinato ad aumentare perché, con il continuo e progressivo aumento dell’urbanizzazione, in modo non sempre attento agli equilibri idrogeologici del territorio, e la conseguente occupazione di territori sempre più ampi per le attività umane, sono sempre di più le aree con beni esposte al rischio”.

Lo ha affermato Pierfederico De Pari, Segretario del Consiglio Nazionale dei Geologi, nell’annunciare l’importante evento in programma il 25 Gennaio a Chieti con la partecipazione del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano e di importanti personalità di rilievo nazionale del mondo politico, istituzionale ed accademico. La conferenza stampa di presentazione, in programma a Sulmona, è stata rinviata a Lunedì 21 a causa delle avverse condizioni meteorologiche.

“In Italia , negli ultimi 60 anni – ha proseguito De Pari – abbiamo avuto in media 61 morti all’anno a causa di fenomeni repentini come esondazioni torrentizie, colate di fango o di detrito e frane.

La superficie nazionale interessata da rischi idrogeologici legati a frane e alluvioni è pari ad oltre il 7% del totale, ovvero oltre 21.000 Kmq. I comuni a rischio di alluvioni e frane sono ben oltre 5.500, il 70% del totale. Vi sono regioni come la Calabria, Umbria, Valle d’Aosta in cui il 100% dei comuni è a rischio, ed altre come la Lombardia, la Toscana e le Marche, in cui i comuni a rischio sono compresi tra il 98 ed il 99%”. E alla ribalta vengono anche i dati dell’Abruzzo.

“In Abruzzo 258 sono le località abitate instabili – ha dichiarato Nicola Tullo, Presidente dell’Ordine dei Geologi dell’Abruzzo – l’85% dei comuni Abruzzesi è a rischio frane, alluvioni ed erosioni. In termini percentuali oltre il 12% del territorio regionale è interessato da dissesti”.

Ma l’Italia è anche uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la frequenza dei terremoti che hanno storicamente interessato il suo territorio e per l’intensità che alcuni di essi hanno raggiunto.

“Nonostante ciò, la cultura geologica in Italia è pressoché nulla – ha continuato De Pari – ed il ritardo nella prevenzione dei rischi geologici è ormai cronico e puntualmente, ad ogni finanziaria i primi tagli vengono effettuati proprio sulla prevenzione dei rischi ambientali”

Fonte: Consiglio Nazionale Geologi

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