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Sardegna: chiarimento sui vincoli del Piano Paesaggistico

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La Regione ha emanato ieri con una delibera della Giunta integrazioni per applicare meglio gli indirizzi previsti nel Piano paesaggistico regionale (Ppr). In particolare vengono definiti i beni identitari (qualche migliaio in tutta l’Isola), ossia quelli individuati nella cartografia del Piano come meritevoli di tutela per la storia, la cultura e le tradizioni della Sardegna.

L’assessore regionale dell’Urbanistica, Gianvalerio Sanna, ha presentato le integrazioni: "E’ una iniziativa che nasce dal rappoprto quotidiano fra la Regione e le istituzioni locali – ha spiegato Sanna – e per superare le notevoli rigidità nell’applicazione del Ppr che è esattamente il contrario di quello che era il nostro obiettivo".

Tre i punti principali toccati da Sanna. "La necessità di questa integrazione alla delibera del 24 aprile 2007 nasce innanzi tutto dall’attività quotidiana e del rapporto con i Comuni nelle diverse autorizzazioni, per le quali – anche per difficoltà interpretative e una serie di applicazioni piuttosto integraliste delle disposizioni – si viene a realizzare una rigidità notevole nell’applicazione del Piano paesaggistico, che è esattamente il contrario delle nostre intenzioni".

"Uno di questi temi riguarda i beni identitari, che la Regione individua come meritevoli di tutela perché richiamano la storia identitaria della Sardegna, dei Comuni e dei luoghi, e riteniamo debbano essere considerati in una sfera diversa dai beni paesaggistici".

"Il Piano – ha detto l’assessore Sanna – ha indicato alcuni dei beni identitari, e poi ha indicato delle tipologie generiche. Ma sta accadendo che molti Comuni estendono questi concetti a una moltitudine di beni, generando un blocco delle attività edificatorie. Un esempio: se individuiamo alcune cantoniere storiche, non indichiamo tutta la categoria delle cantoniere presenti in Sardegna".

Riguardo i beni identitari, viene confermato il vincolo cautelativo di 100 metri che può essere rimodulato e proporzionato dal Comune con il Puc o con la pianificazione con la Regione. I beni identitari non indicati nel Piano e nella sua cartografia non sono soggetti, invece, ad alcun vincolo tranne per quelli che vengono indicati successivamente dai Comuni.

Il secondo punto ribadisce un concetto già espresso nella circolare del 2007. "I Comuni – ha spiegato Sanna – avevano la possibilità di confermare il perimetro del centro storico rispetto al piano particolareggiato. Una facoltà che consentiva di mantenere il vincolo della zona A nel perimetro precedente. Qualche amministrazione, poco lungimirante, ha esteso il perimetro e, di fatto, ha privato i proprietari dei lotti in zona B del diritto di poter edificare. Vincoli che, a nostro avviso, non hanno senso di esistere in zona B. Lo sviluppo urbanistico tuttavia dev’essere armonico nelle zone di completamento edilizio".

Terzo punto: le zone C, contigue al tessuto urbano esistente e  necessarie al soddisfacimento del fabbisogno abitativo, accederanno alla forma semplificata dell’intesa. "In questo modo diamo un’accelerata alla procedura, venendo incontro anche alle esigenze dei Comuni. L’obiettivo del Ppr non è quello di bloccare l’attività urbanistico-edilizia, bensì di proporre cautelativamente delle tutele là dove c’è da tutelare. Per zone C di espansione residenziale si intendono tutte le zone aventi tali caratteristiche e anche di servizi, comunque denominate nei Puc".

Nel corso della stessa conferenza stampa, l’assessore all’Urbanistica ha risposto a una domanda sulla lotta all’abusivismo.

Dice l’assessore Sanna:

1. La vigilanza urbanistica è per legge in primo luogo competenza dei Comuni e solo per alcuni aspetti di competenza della Regione. Fino a pochi anni fa la vigilanza urbanistica della Regione ha avuto carattere esclusivamente amministrativo e con nessun rapporto con il territorio e la verifica dei luoghi, affidato invece al Corpo Forestale della Regione.

2. Con un provvedimento della Giunta (delibera n. 1/15 del 9 gennaio 2008) per la prima volta si sono istituiti Gruppi di monitoraggio territoriali in grado di integrare le funzioni della vigilanza amministrativa con quella operativa sul territorio. Si tratta di 16 Gruppi territoriali (2 per Provincia) che, composti da funzionari tecnici dell’Assessorato e da Ufficiali del Corpo Forestale, avranno come obiettivi la prevenzione e la repressione degli abusi di natura urbanistico-edilizia e paesaggistica nonché attività di supporto e collaborazione con gli Enti Locali per la più corretta applicazione delle norme di governo del territorio.

Tali Gruppi di interevento inoltre, collaborano e si integrano nelle funzioni di politica giudiziaria svolte dal Corpo Forestale.

3. Nel quadro di queste nuove attività la Regione sta provvedendo alla ricognizione puntuale delle sentenze di condanna per abusivismo edilizio passate in giudicato e non ancora eseguite, al fine di dare compimento ai procedimenti esecutivi previsti dalle sentenze. Invitiamo inoltre chi fosse a conoscenza di abusi, proliferazione di ecomostri o altre nefandezze territoriali a segnalare e specificare dove sono e in cosa consistono per non lasciare ad una facile quanto inutile generalizzazione, la credibilità di considerazioni in libertà.

4. Le scelte e le azioni poste in essere dalla Regione in questi anni non hanno precedenti e risultano imparagonabili rispetto al recente passato, per altro assai attenuato e poco valutabile a causa della sequenza dei diversi provvedimenti di condono".

Deliberazione della Giunta regionale Sardegna 24 aprile 2007, n. 16/3. Indirizzi applicativi del Piano Paesaggistico Regionale. Integrazione

Allegato alla Delib.G.R. n. 4/28 del 22.1.2008 Integrazione della Deliberazione della Giunta regionale n. 16/3 del 24 aprile 2007. Indirizzi applicativi del Piano Paesaggistico Regionale

fonte: www.regione.sardegna.it

 

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