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Sicurezza, in aumento gli infortuni sulla strada

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Infortuni sulla strada
Gli infortuni sulla strada rappresentano una quota sempre più consistente dell’intero fenomeno infortunistico. Nel 2007 se ne sono verificati circa 132.500 pari al 14,5% del complesso degli infortuni; per la maggior parte si tratta di infortuni in itinere (circa 80.500).

Se si sale, però, nella scala di gravità degli infortuni si rileva come la quota di infortuni cosiddetti "gravi" che avvengono sulla strada, rappresenta circa il 21% del totale; la percentuale sale addirittura ad oltre la metà (52,1% nel 2007) se ci si riferisce agli infortuni mortali. In questo caso sono prevalenti i casi occorsi in occasione di lavoro, rispetto a quelli in itinere, a testimonianza anche della grande pericolosità delle attività di autotrasporto merci nel nostro Paese.

Bisogna cioè distinguere nettamente le morti occorse nell’esercizio di un’ attività lavorativa sulla strada ( autotrasporto merci, persone, ecc.) e quelle "in itinere", cioè nel tragitto casa-lavoro. In particolare, gli infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro (326 nel 2007), fanno registrare una diminuzione del 20% circa rispetto all’anno precedente, mentre quelli "in itinere" sono aumentati circa del 4% rispetto al 2006 (da 271 e 283).

A livello europeo gli infortuni "in itinere", che non vengono inclusi nelle statistiche ufficiali EUROSTAT, sono tutelati e indennizzati nella quasi totalità dei Paesi membri della U.E.: sono esclusi i Paesi Bassi e il Regno Unito (fonte: Commissione Europea – MISSOC 2006).
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Statistiche europee sugli infortuni
Quando si parla di statistiche europee sugli infortuni sul lavoro, bisogna tener presente che l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, Eurostat, ha sempre sottolineato che, a tutt’oggi, i dati vengono forniti dai vari Stati membri non in forza di una direttiva, ma di un semplice gentlemen’s agreement. Per questo le statistiche risentono pesantemente delle difformità legate ai criteri di rilevazione e alle diverse procedure di dichiarazione di non pochi Stati membri (tra cui Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi, Danimarca e Svefzia).

In questi Paesi, che non dispongono di un sistema assicurativo specifico per gli infortuni sul lavoro, "in pratica, solo una parte viene effettivamente dichiarata e tali sistemi fanno registrare un livello di dichiarazione medio soltanto del 30-50% per l’insieme di tutti i settori di attività economica" (fonte: Statistiche europee degli infortuni sul lavoro. Metodologia , Eurostat, Commissione europea).

Eurostat invita quindi a non raffrontare i dati degli andamenti infortunistici dei vari Paesi in termini assoluti, in quanto sostanzialmente non omogenei, e a confrontare esclusivamente attraverso i "tassi di incidenza standardizzati", elaborati mediante specifiche metodologie statistiche, apportando alcuni correttivi che tendono a rendere più comparabili i dati. Per esempio, nei tassi standardizzati sono esclusi oltre agli infortuni in itinere anche quelli dovuti a incidenti stradali e a bordo di qualsiasi mezzo di trasporto nel corso del lavoro: si tratta infatti di dati non rilevati e dichiarati da tutti i Paesi.

Sulla base dei tassi di incidenza, il nostro Paese presenta, per gli infortuni in complesso, un indice pari a 2.900 infortuni per 100mila occupati, al di sotto sia del valore riscontrato per l’Euro-zona (3.545), sia per quello della Ue dei 15 (3.098). La graduatoria risultante dalle statistiche armonizzate colloca l’Italia per il 2005 (ultimo anno disponibile) ben al di sotto di Paesi assimilabili al nostro come Spagna, Francia e Germania.

Per i casi mortali l’Italia, con un indice nazionale di 2,6 decessi per 100mila occupati si colloca in linea con il dato rilevato nell’Euro-zona (2,5), che comprende Paesi più omogenei al nostro sia dal punto di vista dei sistemi assicurativi, sia di quello della omogeneità e completezza dei dati.

Fonte: www.inail.it

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