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Casa, situazione insostenibile per l'Anci
L'Associazione dei Comuni denuncia la decimazione del Fondo Affitti e chiede l'intervento del governo. Nuove poposte emergono dall'indagine sul mercato della Commissione della Camera

‘’Se le imprese parlano di un Governo fermo da sei mesi sulle politiche industriali, non va certo meglio per le politiche per la casa’’. E’ quanto dichiara Claudio Fantoni, Delegato dell’Associazione alle politiche abitative.

‘’Il costo dell’abitare – aggiunge – oggi pesa molto sulle famiglie italiane con punte del 50-60% del reddito familiare. E’ una situazione insostenibile e il Governo non puo’ piu’ fare finta che nulla stia accadendo.

La casa ci sta crollando sulla testa. Si tratta del principale ammortizzatore sociale e la verita’ e’ che le famiglie piu’ deboli sono abbandonate a se stesse.

Con onesta’ dobbiamo dire che per queste non e’ stato fatto nulla, anzi e’ stato decimato il Fondo di sostegno all’affitto che rimaneva l’unico strumento a disposizione dei Comuni per fronteggiare alcune delle emergenze abitative nelle nostre citta’. E’ passato in soli 10 anni, da 360 milioni di euro alla previsione di 33 milioni per l’anno in corso.

Anche l’ipotesi di introdurre la cedolare secca sugli affitti va legata ad una politica sulla casa che favorisca inequivocabilmente gli affitti a canone calmierato’’.

Per questi motivi, il Delegato alle politiche abitative e Presidente della Consulta Casa dell’ANCI, intervenendo al Convegno di presentazione degli atti dell’indagine conoscitiva sul mercato immobiliare della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati, ha chiesto al Ministro Matteoli un intervento deciso ed urgente e offerto la disponibilita’ dei Comuni a sedersi insieme ad un tavolo sull’emergenza abitativa per affrontare da subito i problemi delle fasce piu’ deboli della popolazione.

Durante il convegno è stato, appunto, presentato il documento conclusivo dell’Indagine conoscitiva sul mercato immobiliare , indicando alcune proposte normative per risolvere la crisi del settore e rispondere alla domanda abitativa e di riqualificazione urbana, tra le quali si ricordano:

– le misure fiscali in materia di affitti, quali la tassazione sostitutiva (cosiddetta «cedolare secca»), con aliquota del 20 per cento;

l’estensione dei contratti a canone concordato a tutti i Comuni, e non solo quelli ad alta tensione abitativa;

– la possibilità per i Comuni di acquisire una parte del patrimonio immobiliare invenduto, generatosi per effetto della crisi economica internazionale in atto, da reimmettere sul mercato delle locazioni, principalmente sotto forma di assegnazione di alloggi di edilizia sociale;

– la parificazione tra soggetti pubblici (aziende che gestiscono il patrimonio di ERP) e soggetti privati (persone fisiche e giuridiche) in ordine alla possibilitàdi beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per gli interventi di ristrutturazione edilizia (cosiddetto 36 per cento») e di efficientamento energetico degli edifici (cosiddetto «55 per cento», che andrebbe reso permanente);

– la costituzione di un fondo di rotazione per l’attivazione degli interventi di ristrutturazione o riqualificazione energetica del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, per consentire alle aziende responsabili della gestione di tale patrimonio di porre in essere efficaci processi di autofinanziamento degli interventi necessari;

– la cancellazione dell’IVA sugli interventi di edilizia residenziale pubblica.

Fonti: Anci e Camera dei Deputati


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