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IMU terreni agricoli, saltano le detrazioni: l'opinione dell'ANCI
Una norma retroattiva elimina le esenzioni IMU per i terreni agricoli nei terreni montani posti sotto i 600 metri di altitudine: le proteste

La notizia della retroattività dell’imposizione relativa all’IMU sui terreni agricoli ha suscitato un enorme coro di proteste degli scorsi due giorni: pareri ovviamente negativi sono giunti da professionisti, rappresentanti dei comuni e associazioni di contribuenti. Ecco un breve riassunto dell’antefatto fornito dalla redazione di Ediltecnico.

“Sul portale internet del Dipartimento delle Finanze ha fatto improvvisamente capolino il decreto che trasforma, con metaforica bacchetta magica, in pianeggianti i terreni cd. ex montani in migliaia di Comuni: imponendo, in tal modo come diretta conseguenza, il pagamento ai proprietari dell’IMU retroattiva su tutto il 2014. Le nuove regole contenute nella bozza di decreto (non ancora pubblicato in Gazzetta) ampliano il raggio d’azione dell’IMU a tutti i terreni nei Comuni con altitudine al centro fino a 280 metri. Ma non soltanto: nelle località in cui l’altitudine si colloca tra i 281 e 600 metri viene comunque imposto il pagamento qualora il proprietario non sia un coltivatore diretto o un imprenditore agricolo professionale. Pertanto l’esenzione totale permane soltanto dai 601 metri in su”.

Ma quali sono le reazioni? L’ANCI ha immediatamente chiesto di posticipare il pagamento dell’IMU per i terreni agricoli montani al 2015: l’Associazione dei Comuni, viene spiegato in una nota, “proponeva e continua a proporre uno slittamento al 2015 sia per le criticità derivanti ai contribuenti, sia per le gravi ripercussioni sui Comuni interessati, dopo la scadenza dei termini per l’assestamento, senza considerare gli errori che si sono evidenziati nelle tabelle di riparto del taglio”.

Il comunicato dell’ANCI prosegue stigmatizzando il gigantesco ritardo con cui è stato annunciato (e per ora neanche pubblicato in Gazzetta) il decreto che attua il prelievo retroattivo. Ma ecco come l’ANCI argomenta la questione: “Si censurava inoltre il grave ritardo nell’adozione del decreto ministeriale, che oggi giunge in prossimità della scadenza del pagamento. Stiamo parlando di una decurtazione al Fondo di solidarietà di 350 milioni, che crea gravi difficoltà a quattromila Comuni montani, soprattutto piccoli, impossibilitati ad incassare per tempo le dovute compensazioni con il gettito IMU sui terreni agricoli montani. La cifra – prosegue il comunicato dell’Associazione dei Comuni italiani – è stata definita considerando una stima sui maggiori introiti che i Comuni dovrebbero incassare proprio a fronte della revisione delle esenzioni IMU. Ma è stata anche resa nota con grave ritardo, a ridosso della chiusura dell’anno, e basandosi su criteri per la determinazione delle stime quanto mai incerti. La scelta dell’altimetria del centro abitato quale unico criterio di distinzione penalizza gravemente i territori montani di molti Comuni caratterizzati da rilevanti dislivelli”. Insomma una scelta ed un tempismo non esattamente azzeccati. Ennesimo caos italiano?


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