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Dopo incontri e lunghe riunioni tecniche, il 1 aprile scorso è stato finalmente raggiunto l’accordo politico tra Governo e Regioni per il Piano Casa, che vede conferme e alcune novità dell’ultima ora.
Ma andiamo con ordine. Il 26 marzo la Conferenza delle Regioni ha bocciato il progetto governativo del decreto legge e ha lanciato la proposta id un tavolo tecnico congiunto con il Governo per raggiungere un’intesa atta a rilanciare l’edilizia. Intesa che è stata firmata il 31 marzo scorso, recepita dalla Conferenza Stato-regioni del primo aprile e di nuovo sottoposta al varo del Consiglio dei ministri riunitosi subito dopo la conferenza lo stesso primo aprile.
“Sono soddisfatto per l'accordo raggiunto, un'altra intesa importante dopo quella sugli ammortizzatori sociali. Ringrazio le Regioni per la collaborazione istituzionale” ha commentato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri di ieri mattina.
Le conferme e le novità dell’ultima ora
Confermate le possibilità di ampliamento entro il limite del 20% della volumetria esistente per gli edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di cubatura non superiore a 1.000 metri cubi.
Via libera anche per il premio di cubatura del 35% per gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici residenziali, se effettuati secondo i parametri della certificazione energetica (migliorie su qualità architettonica, efficienza energetica e uso di energie da fonti rinnovabili).
L’incremento di cubatura non potrà comunque superare i 200 metri cubi.
Invece, il decreto legge sulle semplificazioni delle procedure, per velocizzare la concreta applicazione di quanto previsto, molto probabilmente slitterà alla prossima settimana.
Viene anche confermato il termine dei 90 giorni per l’emanazione delle leggi regionali, che rappresenteranno il “motore” del Piano, ma è stato anche previsto che “in caso di mancata approvazione delle leggi regionali nel termine stabilito, il Governo e il presidente della giunta regionale interessata, congiuntamente, determinano le modalità procedurali idonee ad attuare compiutamente l’accordo”.
Le perplessità avanzate dalle Regioni sulla deregulation dei titoli edilizi, dell'antisismica e delle autorizzazioni paesaggistiche, ma soprattutto i tragici eventi accaduti in Abruzzo a seguito di un forte terremoto, hanno rallentato l'iter di approvazione del dl che al momento è stato posticipato nell'agenda del Consiglio dei Ministri, per affrontare lo stato di emergenza nelle zone colpite.
Dopo la Conferenza Unificata dello scorso 8 aprile, è in programma il 15 aprile la discussione del dl al pre - Consiglio dei Ministri con alcune ipotesi sui premi di cubatura da assegnare a chi ricostruisce e sulla detrazione Irpef da estendere a chi realizza nuove costruzioni e a chi adegua gli immobili esistenti, seguendo le nuove norme tecniche delle costruzioni (valide con l'entrata in vigore, prevista al più presto, del D.M. 14 gennaio 2008).
Confermata l’emanazione di un decreto legge: sarà strutturato in forma ridotta rispetto alla bozza originaria e operativo entro una decina di giorni, dopo la messa a punto degli ultimi dettagli da parte dei Ministeri. Il Governo annuncia che sarà destinata particolare attenzione al lavoro nero e alla tutela della sicurezza nei cantieri, che si avvarrà di una rendicontazione precisa dei lavori svolti.
Aumento delle cubature: Confermate le possibilità di ampliamento entro il limite del 20% della volumetria esistente per gli edifici residenziali uni-bifamiliari o comunque di cubatura non superiore a 1.000 metri cubi.
I premi di cubatura, sia per quanto riguarda gli ampliamenti (+20%) che le demolizioni-ricostruzioni (+35%), inizialmente limitati agli edifici residenziali, sono stati estesi anche agli edifici a destinazione commerciale e industriale.
Regioni: le leggi regionali potranno definire degli ambiti e delle zone nelle quali gli interventi previsti dal Piano Casa sono esclusi o del tutto vietati. In particolare si fa riferimento a edifici abusivi o nei centri storici o in aree di inedificabilità assoluta.
Oltre a questo, le regioni avranno anche la facoltà di definire zone nei quali gli interventi di ampliamento, demolizione e rimodernamento saranno favoriti con ulteriori incentivi di cubatura (oltre quelli previsti). Questi bonus dovranno essere assegnati per le attività di riqualificazione delle zone urbane degradate.
Altra novità è la “legge regionale a tempo”. È infatti previsto un periodo di validità definito delle leggi regionali, comunque non superiore ai 12 mesi dalla loro entrata in vigore. Saranno comunque previste deroghe grazie a una frase inserita nel Protocollo d’Intesa: “Salvo diverse determinazioni delle singole regioni”.
Ulteriore elemento interessante è il ritorno nel testo dell’Intesa del Piano Casa propriamente detto, cioè quello che prevede misure per l’incentivazione dell’edilizia residenziale pubblica.
Per venire incontro al fabbisogno abitativo delle famiglie o di particolari categorie, che hanno difficoltà ad accedere al libero mercato della locazione, il Governo avvierà congiuntamente con le regioni e le autonomie locali uno studio di fattibilità per nuovi insediamenti urbanistici da edificare con risorse pubbliche e private, in aggiunta a quelle già stanziate nell’accordo del 5 marzo scorso.
Il finanziamento di questi programmi, secondo la proposta delle regioni, dovrebbe arrivare dal maggiore gettito Iva atteso proprio dagli interventi di ampliamento e ristrutturazione. Si attende ora la risposta del Ministro Tremonti.
Un piccolo VADEMECUM in attesa delle normative regionali...
Quali sono gli immobili interessati al Piano Casa?
L’intesa Stato-regioni consente l’ampliamento fino al 20% degli edifici residenziali unifamiliari e bifamiliari o comunque con una volumetria non superiore ai 1.000 metri cubi. Il limite di ampliamento è fissato a 200 metri cubi, anche se le singole leggi regionali potranno superare questo valore. Il Piano si applicherà anche su edifici di natura industriale e commerciale.
Quali ampliamenti sono possibili?
È possibile “aggiungere un piano”, facendo diventare un sottotetto abitabile. Rimane ovviamente il limite del 20% dei volumi esistenti e i 200 metri cubi come valore massimo assoluto. Altri interventi potrebbero riguardare l’aggiunta di una stanza a una villetta esistente. Per esempio, un edificio di 150 metri quadri con una volumetria di 525 metri cubi potrebbe essere ampliato con una stanza da 104 metri cubi di volume (pari a 30 metri quadri di superficie calpestabile extra).
Sarà possibile anche trasformare una cantina o un seminterrato in una taverna o in una “sala hobby” purché siano considerate abitabili, i cambiamenti di destinazione d’uso sono infatti consentiti. Altro classico intervento che sarà consentito grazie al Piano Casa è la chiusura di un portico o di un balcone per creare un nuovo locale (anche in questo caso valgono i limiti di volumetria).
Quando si può partire con i lavori?
I lavori possono partire solo quando saranno emanate le leggi regionali che definiranno metodi e interventi specifici. Le leggi regionali dovranno essere emanate entro 90 giorni, secondo il termine stabilito dall’Intesa del 31 marzo. Non appena la legge regionale sarà pubblicata potrà essere presentato il progetto.
Che succede se le regioni non emanano le leggi?
Nel caso entro i 90 giorni le regioni non abbiano provveduto a legiferare in materia, sarà il Presidente della regione a procedere con poteri sostitutivi, agendo come commissario ad acta. Il potere del governatore sarà ulteriormente rafforzato con l’emanazione del decreto legge atteso per i prossimi giorni.
In ogni caso, il rischio che le regioni non emanino i dispositivi attuativi del Protocollo di Intesa è molto basso, poiché l’accordo raggiunto è stato condiviso pienamente, tanto è vero che i presidenti delle regioni hanno chiesto l’intesa istituzionale ai sensi della legge 131/2003, ossia il grado massimo di intesa tra Governo e enti locali.
Quali i documenti necessari per iniziare i lavori?
Sarà obbligatorio il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) che il committente dovrà presentare prima dell’inizio lavori. Per quanto riguarda il resto, saranno le singole regioni a stabilire quali documenti dovranno essere presentati.
Nell’accordo si fa comunque riferimento a “forme semplificate”, che possono essere equiparate alla Dia presentata dal progettista. Ulteriori dettagli saranno forniti dal decreto legge di imminente pubblicazione. Se lo schema verrà rispettata, alla pubblicazione della legge regionale potrà essere presentata la Dia e attendere altri 30 giorni prima di iniziare i lavori.
Come ci si comporta con gli immobili abusivi “sanati”?
Rimandando a indicazioni più precise alle singole leggi regionali, dalla lettura dell’Intesa questa possibilità pare non essere esclusa a priori. Rimangono solo i divieti in zone di in edificabilità assoluta quali aree sottoposte a vincolo paesaggistico e nelle aree dei centri storici
Per maggiori informazioni è possibile consultare i documenti, di cui vi riportiamo qui di seguito i link:
- Intesa sul Piano casa e interventi per l'ampliamento (31/03/2009)
- Accordo sul Piano Casa (05/03/2009)
- Articolo 11 DL 112/2008 (come riformulato dalla Camera dei Deputati)
- Art.18 comma 4bis DL 185/2008 convertito nella legge 2/2009
I COMMENTI: cosa si dice sul piano casa
Regioni
Errani soddisfatto: accordo positivo, ora piano vero. Entro 10 giorni dl per semplificazione
(DIRE) Roma, 1 apr. - Un “giudizio positivo”, un accordo “positivo per i cittadini”. Cosi’, in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo la riunione della conferenza unificata alla presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presidente dell’associazione delle regioni Vasco Errani definisce l’accordo “per la ripresa dell’edilizia” siglato tra governo e autonomie locali. “Entro 10 giorni- conferma Errani- il governo varera’ il decreto per la semplificazione esclusivamente per quel che riguarda le norme dello stato centrale, che sara’ concordato con le regioni”.
Al momento, “dopo un lavoro impegnativo”, si e’ raggiunta l’intesa su un piano per la ripresa dell’edilizia che passa attraverso le competenze delle regioni, in cui c’e’ “la tutela del territorio” e in cui ci sara’ “rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro e garanzie per i lavoratori”, insiste Errani annunciando il si’ della conferenza unificata e rivendicando che “le regioni si sono mosse unitariamente”. Poi, pero’, puntualizza il presidente della conferenza delle regioni, si dovra’ affrontare “la vera emergenza del paese: le famiglie e le persone che non hanno un reddito sufficiente per pagare l’affitto a prezzi di mercato”. Questo, insiste, “e’ il vero piano casa”, al quale si lavorera’ attraverso un tavolo.
Associazione Nazionale Costruttori Edili
Buzzetti, per il Piano casa necessario un dl che garantisca tempi brevi
«Capisco la resistenza delle Regioni e dei Comuni rispetto al rischio di una deregulation eccessiva. Ma sono anche convinto che per varare un piano del genere il decreto legge sia indispensabile. C`e` il rischio, altrimenti, di aspettare tempi lunghissimi. E soprattutto, delegando la normativa agli enti locali, di avere un`Italia a macchia di leopardo: ognuno si fa le sue regole, e questo federalismo edilizio davvero non ci piace».
Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
Piano Casa: Architetti “soddisfazione per accordo Governo-Regioni positiva operazione di “rottamazione” nelle periferie degradate
Roma, 2 aprile 2009. Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori esprime la propria soddisfazione per l’accordo Governo-Regioni, che sembra essere una positiva misura anticrisi per il riavvio dell’attività edilizia, in particolare ai fini di una consistente e positiva operazione di “rottamazione” nelle periferie degradate delle nostre città.
Ci auguriamo che il miglioramento della qualità architettonica, l’efficienza energetica, la sostenibilità ambientale, la semplificazione el’omogeneizzazione
delle procedure su tutto il territorio nazionale, possano essere i pilastri di un accordo molto positivo per il nostro Paese.
Auspichiamo, infine, che si attuino rapidamente i relativi affinamenti tecnici, per i quali questo Consiglio Nazionale è pronto a dare il proprio concreto contributo.
Bioarchitetti
L’incremento generalizzato delle volumetrie esistenti, come di recente proposto, risulta altamente rischioso per il patrimonio edilizio nazionale - dichiarano i "bioarchitetti" - . Alla luce dell’attuale crisi, nonostante la palese necessità di una revisione generale delle procedure edilizie nella direzione della trasparenza e della semplificazione, al solo scopo di incentivare il mercato, si ritiene che la risposta idonea non possa passare per la deregolamentazione generalizzata".
"Si ricorda che l’azione di governo presuppone autorevolezza e un buon rapporto con i cittadini, aspetti legati anche alla coerenza normativa - aggiungono -. Tale coerenza decade qualora con lo strumento di misure improvvisate si legittimi l’assenza di controllo dell’attività edilizia, con regole che creano deroghe alle regole".
L'Istituto di bioarchitettura sottolinea come la normativa locale, anche per ciò che concerne l’urbanistica, sia frutto di una elaborazione continuativa negli anni e di concertazione con gli attori e gli usufruitori, che in questo caso si troverebbero di fatto improvvisamente “una tantum” esautorati. E mette in risalto come tale prospettiva delinei certamente un ulteriore peggioramento della qualità morfologica dell’edificato sul territorio italiano, causato da ampliamenti e superfetazioni dettati dalle occasioni d’intervento e slegati da ogni logica di coordinamento.
"Pericoloso il risultato che tale decisione potrebbe avere sulle campagne, con il consolidamento di fatto di capanni e depositi per attrezzi e la loro ennesima conversione in unità abitative, secondo il copione dei tanti precedenti condoni - prosegue il commento -. Ancor più tragica la possibilità di intervenire in parchi e aree di tutela culturale e ambientale. Si segnala pertanto come tali iniziative poco abbiano a che vedere con l’emergenza abitativa, in quanto il beneficio per le famiglie con difficoltà economiche sarà limitato".
Sebbene da tempo l’Istituto auspichi un’applicazione diffusa dei migliori criteri di bioarchitettura e di efficienza energetica, si critica che tali caratteri siano sfruttati come strumento per ampliamenti secondo criteri incoerenti. Il rischio che si realizzi l’ennesimo greenwashing di interventi degradanti per l’ambiente costruito e la natura è reale. A maggior ragione qualora la norma sia deficitaria delle necessarie definizioni in tema di bioedilizia.
L’Istituto Nazionale di Bioarchitettura auspica che il governo voglia tenere conto dei suggerimenti e valutazioni qui esposti.















