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Tasse sulla casa 2016: il taglio costituisce una misura efficace?

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“La Banca d’Italia dice che l’Italia è in linea con gli altri Paesi europei sia nel livello di imposizione tributaria sugli immobili sia nel finanziare gli enti locali attraverso la casa, e in particolare attraverso l’abitazione principale. Le cose, a nostro avviso, stanno in modo diverso”. A fare tali esternazioni è il presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa. “In Italia, infatti, le cosiddette imposte ricorrenti sulla proprietà immobiliare sono ad un livello ben superiore rispetto a quello degli altri Paesi europei”.

“Inoltre – prosegue il numero uno di Confedilizia – nei pochissimi Stati che risultano avere una tassazione maggiore rispetto alla nostra, e che alzano la media generale, il dato comprende le imposte sui servizi, che sono ben diverse dalle nostre imposte patrimoniali poiché sono a carico degli occupanti degli immobili (in caso di locazione, quindi, degli inquilini) e non dei proprietari in quanto tali. Ed è stata la stessa Banca d’Italia, condivisibilmente, a sottolineare in passato che la fiscalità locale dovrebbe ispirarsi al principio del beneficio e quindi essere fondata su una vera service tax”.

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Il tema della tassazione sulla casa risiede ormai da tempo al centro di un aspro dibattito nel nostro paese: proprio nella giornata di ieri nel corso di un’audizione parlamentare il vicepresidente di Bankitalia, Luigi Signorini a precisa domanda ha risposto che il taglio delle tasse sulla casa (ovverosia IMU e TASI), può giovare alla ripresa dei consumi e alla ripresa economica in generale. Alla sola e imprescindibile condizione che il taglio sia permanente e sia comunicato come tale ai cittadini. Si tratterebbe infatti del quinto cambio di tassazione sulle case in sette anni, con i contribuenti incerti sugli eventuali futuri cambimenti in materia: tale incertezza non permetterebbe di fatto una decisa ripartenza dell’economia, con il denaro risparmiato dalla tassazione che rimmarebbe fuori dal circuito dei consumi.

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