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Tempo di Green Act: Legambiente stila la lista delle priorità

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Rigenerazione urbana, concetto-principe per rilanciare l’economia italiana e il settore delle costruzioni. È questa la frase che esplicita le principali proposte presentate da Legambiente in prospettiva “Green Act”, il contenitore che dovrebbe contenere i principi per la messa a punto di interventi per dare nuovo impulso allo sviluppo “green” dell’economia.

Nelle scorse settimane infatti il premier Matteo Renzi aveva anticipato che il Governo avrebbe dedicato il mese di marzo a questo delicato tema: Legambiente ha raccolto l’impegno e ha organizzato per giovedì 26 febbraio a Roma un’iniziativa per discutere “Il Green Act che serve all’Italia”, con il Governo ed i rappresentanti delle forze sociali ed imprenditoriali.

Secondo Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, è necessario “trasformare le città italiane in un cantiere di innovazione, creando al tempo stesso lavoro e conferendo qualità e sicurezza a spazi pubblici e abitazioni”: fare ciò è possibile con “la riqualificazione del patrimonio edilizio” che abbia “obiettivi energetici e antisismici”. L’Italia può divenire a tutti gli effetti un “Paese moderno, competitivo, giusto e pulito”.

Zanchini afferma che su questi aspetti, “strettamente legati allo stop al consumo di suolo”, sarebbe necessario “imprimere una accelerazione” sciogliendo alcuni nodi che bloccano l’avvio dei “processi” nelle città italiane; oltre ad essere indispensabile un intervento normativo teso a “chiarire e semplificare”.

A tal proposito il Green Act dovrebbe andare a toccare due gangli tematici fondamentali: da una parte il potenziale provvedimento dovrebbe fornire “gli strumenti alle amministrazioni pubbliche per progetti di rigenerazione attraverso una chiara regia pubblica degli interventi, da affidare ai comuni”. Dall’altra fissare “un chiaro stop al consumo di suoli agricoli” (attraverso l’approvazione urgente del ddl in materia) e al contempo di definire “gli obiettivi di qualità urbana e sociale degli interventi” e dei target ambientali e energetici.

Questo dovrebbe avvenire anche all’interno dei “condomini, dove vivono oltre 20 milioni di italiani e dove la riqualificazione energetica è ferma”. Poi, “far crescere la qualità della progettazione, un Fondo nazionale per la progettualità e per i concorsi; la creazione di una Struttura di missione con il compito di accompagnare questi processi fornendo supporto ai comuni e di coordinamento rispetto ai Fondi nazionali e europei; escludere dal Patto di stabilità gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica”.

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