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Veneto, la combustione del pellet abbassa la qualità dell’aria

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Inquinamento “da crisi”: è una nuova definizione coniata dall’Osservatorio dell’Arpa Veneto (Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale del Veneto) durante il periodico incontro a Venezia del Comitato di indirizzo e sorveglianza composto dalle province, comuni capoluogo, direzioni Ambiente e Prevenzione della regione.

Infatti, a fronte di una sensibile diminuzione della quota delle polveri sottili, i valori inerenti all’inquinamento dell’aria in Veneto continuano ad essere negativi a causa delle cospicue emissioni generate dalla combustione di biomasse, cioè legna e pellet, materiali evidentemente più economici rispetto a quelli che compongono le altre fonti di calore, e pertanto in ascesa di utilizzo per quanto riguarda le famiglie italiane vessate dalla crisi ed in cerca di risparmio sul fronte dei consumi.

Nello specifico, la primavera piovosa ha inciso sull’andamento delle polveri sottili, le cosiddette PM 10, da gennaio a metà ottobre del 2013: si attestano al di sotto del valore limite annuale pari a 40 microgrammi per metro cubo con medie annuali inferiori allo stesso periodo del 2012.

In direzione contraria, come già accennato, si collocano le medie di benzopirene calcolate al 30 settembre 2013, le quali, secondo i dati dell’Arpav, superano già il valore obiettivo annuale di 1 nanogrammo al metro cubo nelle stazioni di rilevamento in 5 comuni. “Si tratta dell’inquinante della crisi – ha rilevato Maurizio Conte, Assessore della Regione Veneto all’Ambiente – e lo stiamo osservando in tutte le regioni della pianura padana, il pellet e la legna costano ai cittadini meno del metano e quindi ne aumenta l’utilizzo a scapito della qualità dell’aria che respiriamo”.

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“Anche alla luce di questi dati – ha proseguito Conte – sarà fondamentale l’accordo intergovernativo che verrà siglato tra quindici giorni e che finalmente coinvolgerà non solo le Regioni ma anche i ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico, dei Trasporti”.

Le Regioni del Bacino padano (Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Val d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Trento) hanno infatti chiesto al Governo l’approvazione di un pacchetto di misure nazionali per la qualità dell’aria da presentare poi in sede europea. L’obiettivo è quello di ottenere un contributo straordinario in termini di risorse per interventi infrastrutturali nei diversi settori emissivi che vanno dal riscaldamento, ai trasporti, al settore energetico e all’agricoltura.

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