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ERP, proposta di modifica alla legge regionale in Umbria
Le novità riguardano la gestione della disponibilità degli alloggi, dei subentri di altri locatari, i requisiti per l'accesso e la costituzione di fondi immobiliari

La situazione dell’edilizia residenziale pubblica e le proposte di modifica alla legge regionale 23 del 2003 che regola il settore, sono stati gli argomenti all’ordine del giorno del Comitato regionale permanente che si è riunito su convocazione dell’Assessore regionale Stefano Vinti. Erano presenti all’incontro i rappresentanti delle organizzazioni: Anci, Ance, Appc, Cgil, Cisl, Cna, Confedilizia, Confapi, Legacoop-Abitare, Sicet, Sunia, Unci, Unione Inquilini.

L’Assessore Stefano Vinti ha introdotto la riunione con un’ampia panoramica sulla situazione generale dell’Edilizia Residenziale Pubblica in Umbria ed ha poi illustrato le proposte di modifica alla L.R. 23/2003, volte all’adeguamento della normativa ai cambiamenti intercorsi negli otto anni di vita della Legge.

Saranno molte le novità nella proposta di revisione della legge regionale 23 del 2003 che regola il settore dell’edilizia residenziale pubblica e per le quali l’assessore regionale alle politiche della casa Vinti ha ottenuto il via libera dalla Giunta regionale in modo da arrivare alla stesura di un nuovo testo legislativo che aggiorni le disposizioni risalenti ormai ad otto anni fa.

“La revisione della legge 23, afferma l’assessore Stefano Vinti, è un altro degli impegni che la regione mantiene per adeguare la normativa che, in alcuni casi, è oggettivamente inadeguata ai cambiamenti intercorsi in questo lasso di tempo in tutti i settori della società umbra e nazionale.

Saranno dunque ridefiniti gli obiettivi, le regole, gli strumenti di programmazione nonché il ruolo dei soggetti coinvolti sia pubblici che privati e le caratteristiche dei beneficiari degli interventi proprio per rispondere in maniera adeguata e più efficace alle problematiche del disagio abitativo in Umbria”.

I requisiti dei beneficiari degli interventi dovranno essere adeguati alla recente sentenza della corte costituzionale che vieta ogni discriminazione nell’accesso al sistema degli intereventi.

La disponibilità di alloggi sarà comunicata dall’Ater regionale ai comuni che avranno novanta giorni di tempo per l’assegnazione.

Per evitare situazioni di ritardo nell’assegnazione, trascorsi i novanta giorni, saranno i comuni stessi a dover pagare il canone di locazione degli alloggi.

La Regione invece per fornire soluzioni ai nuclei familiari collocati nelle graduatorie di comuni con carenza di alloggi potrà promuovere specifiche intese con i comuni limitrofi che hanno invece disponibilità.

Una delle modifiche sostanziali della normativa è quella dell’introduzione del calcolo del reddito attraverso il modello Isee quale indicatore della capacità economica dei nuclei familiari che intendono beneficiare degli alloggi realizzati con il contributo pubblico.

Per evitare la precostituzione di situazioni strumentali, nel caso di decesso dell’assegnatario, solo alcuni componenti il nucleo familiare ben definiti potranno subentrare. Per gli altri il subentro è previsto solo se almeno cinque anni prima del decesso l’Ater aveva autorizzato l’ampliamento stabile del nucleo familiare.

Il comune potrà ricorrere alla mobilità disposta d’ufficio qualora gli alloggi siano fortemente sottoutilizzati in quanto eccessivamente grandi rispetto al nucleo familiare assegnatario. I

n tutti gli altri casi la mobilità sarà su base volontaria. Tra le numerose modifiche da segnalare anche la possibilità per la regione di promuovere la costituzione di fondi immobiliari locali e lo studio di strumenti finanziari immobiliari innovativi per la valorizzazione e l’incremento dell’offerta del patrimonio abitativo.

La proposta, dibattuta a fondo, ha riscosso un generale consenso da parte del Comitato permanente e l’impegno dei partecipanti ad inviare eventuali annotazioni ed arricchimenti.

Fonte: Regioni.it


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