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Cantieri irregolari: preoccupanti i dati emersi dal ministero del lavoro

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Preoccupanti i dati emersi dall’attività ispettiva a seguito dell’entrata in vigore della legge Bersani: più della metà dei cantieri edili italiani sono fuorilegge. Lo dimostra il Ministero del Lavoro attraverso i dati che potete leggere sotto.

Di questi, l’unico incoraggiante è rappresentato dall’effetto occupazionale, risultato della nuova normativa, che dal 12 agosto 2006 (data di entrata in vigore del D.L. 223/2006 convertito con Legge n. 248/2006) al 31 dicembre 2007 ha portato ben 74.654 nuovi lavoratori iscritti all’INAIL ed un aumento di oltre 34 milioni di euro di contributi versati. I dati emersi riguardano l’attività ispettiva svolta dai principali enti: Ministero del Lavoro, INPS, INAIL ed ENPALS Dal 2006 al 2007 vi è stato un netto miglioramento nell’attività svolta dagli enti sudetti.

Cinque gli indicatori: 
1. numero di aziende ispezionate – cresciuto da 290.326 a 342.363 con un aumento percentuale del 17,92% rispetto al 2006;
2. numero di aziende trovate irregolari – cresciuto da 181.026 a 218.023 (+20,44%);
3. numero di lavoratori irregolari – passato da 189.295 a 276.275 (+45,95%);
4. numero dei lavoratori totalmente in nero – cresciuto da 124.564 a 140.555 (+12,84%);
5. quantità di contributi e premi evasi recuperat – da 1.509.422.075 euro a 1.855.105.551 euro (+22,90%). Settore edile Dal 12 agosto 2006 al 31 dicembre 2007 sono stati ispezionati 37.129 cantieri, in cui lavoravano complessivamente 58.330 imprese, di cui 33.470 irregolari (il 57% circa).

4.212 i provvedimenti di sospensione emessi in totale, di cui:
1. 1.160 riguardanti l’art. 5 (Disposizioni per il contrasto del lavoro irregolare e per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori) della legge 3 agosto 2007, n. 123;
2. 3.013 riguardanti l’impiego di personale non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori regolarmente occupati;
3. 39 per reiterate violazioni della disciplina in materia di orario di lavoro (D.Lgs. 66/2003). 2.043 provvedimenti (di cui 786 riguardanti l’art. 5 Legge 123/2007 e 1.257 riguardanti le sospensioni concernenti il lavoro nero e l’orario di lavoro) sono stati revocati per regolarizzazione.

La Legge 3 agosto 2007, n. 123 (Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 185 del 10 agosto, ha apportato importanti novità nella gestione della sicurezza all’interno dei cantieri edili:
1) art. 5: sospensione dell’attività imprenditoriale, conferma delle disposizioni previste dal Codice degli appalti, nel caso in cui risulti una percentuale di lavoratori in nero pari o superiore al 20% ed in caso di reiterate violazioni di legge; impossibilità dell’impresa a partecipare alle gare d’appalto pubbliche. Per vedersi revocare il provvedimento, oltre naturalmente alla regolarizzazione delle condizioni di lavoro e di sicurezza, è previsto il pagamento delle sanzioni pecuniarie di legge;
2) art. 6: dall’1 settembre 2007 tutti i lavoratori all’interno di un cantiere, dipendenti delle aziende appaltatrici o subappaltatrici, devono avere il tesserino di riconoscimento, con fotografia, generalità del lavoratore e del datore di lavoro;
3) art. 8: imposizione dei paletti per quanto concerne il costo del lavoro e della sicurezza nell’ambito delle gare d’appalto. Ai fini della valutazione delle anomalie delle offerte, secondo quanto previsto dal comma 3 bis dell’articolo 86 del codice dei contratti di cui al D.Lgs. n. 163/2006, il valore economico dell’offerta deve essere adeguato e consono rispetto sia al costo del lavoro che a quello della sicurezza. Da ciò l’obbligo delle stazioni appaltanti a fare attenzione a questi parametri che saranno determinati periodicamente dal Ministero del Lavoro, sulla base della contrattazione collettiva del settore;
4) art. 10: a partire dal 2008 e fino al 2009 è previsto un credito d’imposta a favore dei datori di lavoro nella misura massima del 50% delle spese sostenute per la partecipazione dei lavoratori a programmi e percorsi formativi in materia di sicurezza sul lavoro.

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