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Casa, i piani regionali in attesa del DL

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Dopo l’annuncio fatto all’inizio di marzo dal presidente del Consiglio di un piano per rilanciare l’edilizia, sembra che la situazione del cosiddetto Piano Casa sia più complicata del previsto.

In attesa di un accordo tra la Conferenza delle Regioni e il Governo, le singole amministrazioni regionali sono impegnate nella redazione di testi normativi, da emanare entro 90 giorni dall’accordo del 1 aprile scorso.

Undici regioni hanno già definito le linee generali e le bozze dei testi normativi. Di legge vera e propria per adesso ce n’è una sola, quella della Toscana, ma gli ultimi giorni fanno registrare una decisa fuga in avanti rispetto al decreto legge di semplificazione edilizia, fermo da settimane alla conferenza stato-regioni.

Oltre alla Toscana ((vedi news 7/5/2009)), tre regioni – Veneto (vedi news di oggi), Sicilia e Umbria – hanno varato in giunta un disegno di legge.

E altre si aggiungeranno presto: oggi dovrebbe essere la volta di Marche e Piemonte (vedi news di oggi), mentre mercoledì toccherà alla Lombardia.

E sono quasi pronti anche i testi di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lazio. Anche la provincia autonoma di Bolzano ha scelto di attuare il piano casa delegando alla giunta e ai comuni il compito di fissare i dettagli su ampliamenti e requisiti energetici.

Inoltre sono circolate indicazioni sui possibili contenuti delle normative di Puglia e Liguria – ma aspettano di sapere cosa ci sarà nel decreto legge di semplificazione edilizia.

Il quadro, è, infatti, piuttosto intricato. È vero che il 1° aprile le regioni hanno siglato un’intesa con il governo impegnandosi entro 90 giorni a varare le proprie leggi per disciplinare gli ampliamenti del 20% e i lavori di demolizione e ricostruzione con premio di cubatura del 35 per cento.

Ma è altrettanto vero che la mancata emanazione del decreto legge di semplificazione edilizia– bloccato dal mancato accordo proprio tra stato e regioni – lascia aperta un’incognita su alcune questioni chiave, come i lavori senza Dia e la valutazione ambientale strategica.

E sullo sfondo restano due richieste forti da parte delle regioni, ribadite dalla presidente dell’Umbria, Maria Rita Lorenzetti, che coordina il dossier-casa per la conferenza delle regioni: «La possibilità di assumere personale tecnico per effettuare i controlli antisismici e l’estensione del bonus del 55% sugli interventi di messa in sicurezza degli edifici, che non può essere limitato all’Appennino centrale».

In attesa che il decreto legge veda la luce, la normativa toscana e i disegni di legge regionale finora messi a punto consentono di capire dove e come sarà possibile intervenire sugli immobili. Anche se è bene non sottovalutare i possibili intoppi nell’iter legislativo. Il Veneto è stato il primo a varare un disegno di legge, ma la scorsa settimana la discussione è stata rinviata al 22 giugno.

Da un confronto tra i documenti disponibili si nota che le maggiori differenze riguardano la percentuale di incremento – commisurata a seconda dei casi sul volume o sulla superficie esistente – e gli standard energetici richiesti per dare il via ai lavori. La formula meno esigente, sotto quest’ultimo profilo, sembra essere quella veneta, mentre la soluzione toscana fissa requisiti stringenti.

Altri aspetti delicati riguardano gli sconti sugli oneri di urbanizzazione (Veneto e Sicilia le più generose), la possibilità di intervenire sugli immobili a uso diverso da quello residenziale (che in Umbria è legata a piani di riqualificazione delle aree industriali) e l’applicazione delle nuove regole alle aree di pregio paesaggistico e ai centri storici (scelta che il Veneto lascia ai comuni).

Ma il difficile è capire dove si potrà effettivamente intervenire, alla luce delle norme regionali e comunali. Un nodo che potrà essere sciolto solo analizzando i testi di legge definitivi.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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