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Dissesto ambientale, Calabria: un rischio che si palesa nel cosentino

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Rischio dissesto ambientale per l’Alto Jonio cosentino a causa di un intervento infrastrutturale sulla strada statale ionica. È in via di svolgimento in questo momento un’interrogazione parlamentare ad opera dei deputati Ermete Realacci, Nicodemo Oliverio e Stefania Covello, volta a comprendere che tipologia di provvedimenti il Governo intende prendere per scongiurare il rischio dissesto nel territorio calabrese.

I lavori sulla strada statale ionica
“Come evidenzia una nota della Commissione tecnica per la valutazione ambientale, costituita presso il Ministero dell’Ambiente nel 2014, è emersa – illustrano i deputati presso il Ministro dell’Ambiente, quello dei Beni Culturali e quello delle Infrastrutture – la necessità di richiedere all’ANAS chiarimenti e documentazioni integrative per giustificare lo scostamento del Progetto Definitivo in variante dal Progetto Preliminare approvato con delibera ClPE 103/2007″.

Conflitto con il vincolo paesaggistico
“Ma il punto centrale della vicenda – affermano gli interroganti – è rappresentato dalla parte finanziaria del progetto. Fra il progetto preliminare, redatto nel 2004 e approvato nel 2007, e il progetto definitivo, presentato all’approvazione nel 2014, mancano i fondi assegnati alla Regione Calabria e quindi resta solo il contributo statale corrispondente alla metà delle risorse necessarie. Ecco spiegato il motivo per cui nel progetto definitivo si è operata la scelta di abbandonare 12 chilometri di gallerie profonde (opere più costose), portando la strada in superficie. Così si prevede di tagliare le colline (terrazze protette da vincolo paesaggistico per l’unicità dei panorami e della configurazione naturale) con trincee a cielo aperto e qualche piccolo tratto di galleria artificiale”.

A proposito di questa precipua tematica ambientale nel territorio calabrese leggi l’articolo Dissesto idrogeologico, Calabria: arriva lo sblocco dei cantieri.

Insomma, a parere dei deputati, causa carenza di fondi, l’Anas avrebbe scelto di abbandonare le opere più costose (ovvero le gallerie) e di mantenere lo stesso tracciato ma in superficie: sulla base di queste valutazioni si chiede pertanto al Governo di “intervenire per il ripristino della situazione, sia in termini finanziari sia in termini di corretto rapporto Stato-cittadini, riaffermando il bilanciamento tra le logiche dello sviluppo economico e gli interessi alla tutela dell’ambiente”. 

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