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Immobili, l’ 80% delle famiglie italiane ha casa di proprietà

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Gli italiani, nonostante la crisi, restano attaccati alla proprieta’ della casa.

E non solo l’abitazione e’ un bene a cui non si rinuncia, di solito e’ anche molto spaziosa, in media ogni abitante ha oltre 60 metri quadrati a testa.

E’ quanto emerge dalla ”mappa abitativa” messa a punto dall’Agenzia del Territorio e dal Dipartimento delle Finanze, incrociando i dati delle ultime dichiarazioni dei redditi con quelli a disposizione del catasto.

Secondo il rapporto “Gli immobili in Italia 2011″, infatti, l’abitazione tipo in Italia e’ grande circa 115 metri quadrati e quasi l’80% delle famiglie possiede la casa dove vive, una quota alta a confronto con il panorama internazionale.

Ma se si guarda all’eta’, si nota come i proprietari siano tutti adulti, con solo il 4% delle under 30 che ha un immobile intestato.

In particolare, nel volume ‘Gli immobili in Italia 2011′ e’ spiegato che nel Paese le famiglie che ”risultano proprietarie dell’abitazione in cui risiedono sono il 79,1%”.
E la percentuale schizza all’85% al Sud, mentre e’ in linea con il dato nazionale il Centro (79%) e, invece, si colloca piu’ in basso il Nord (75,6%).

Si tratta di numeri che lasciano poco spazio agli immobili in affitto, diventati con la crisi economica, secondo il rapporto (che fa riferimento all’anno d’imposta 2009), una merce ancora piu’ rara (sono il 9,6% degli immobili).

Cio’ nonostante solo il 10% dei canoni piu’ elevati supera i mille euro al mese, mentre il 50% di quelli piu’ bassi e’ bel al di sotto dei 350 euro mensili.

Mentre dal monitoraggio dell’Agenzia del Territorio e del Dipartimento delle Finanze spunta che il 2,1% delle unita’ immobiliari e’ concesso a uso gratuito, ad esempio a figli, altri parenti o amici.

D’altra parte, evidenzia il rapporto, le famiglie italiane risultano relativamente poco indebitate rispetto ad altri Paesi industrializzati. Infatti l’ammontare dei debiti e’ pari al 78% del reddito disponibile lordo, una fetta ampia ma nettamente inferiore a quelle registrate in Germania e Francia (100%) o, ancora peggio, negli Usa e in Giappone (130%).

Fonte: Ansa

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