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Opere pubbliche, per l’ANCE ce ne sono 5300 cantierabili: si riparte?

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L’Italia riparte: “claim” ottimista dal sapore renziano o evento possibile di qui al futuro immediato? Secondo l’ANCE (l’Associazione dei costruttori) la risposta giusta potrebbe essere la seconda: le condizioni ci sono tutte e la ricetta è far girare il motore dell’edilizia con una discreta quantità di soldi pubblici. Ma c’è una postilla non trascurabile: è necessario fare presto, il Paese frana, le scuole sono insicure e non c’è più tempo da perdere.

L’Associazione dei costruttori ha effettuato una ricognizione delle opere pubbliche cantierabili e ne ha individuate 5300 per 9,8 miliardi, in grado di produrre 165mila posti di lavoro e 32 miliardi di ricaduta positiva sull’economia del Paese. La proposta dell’ANCE, annunciata nel corso del Building Day dell’associazione, sorge da una richiesta del Governo: “È Delrio che ci ha commissionato questo lavoro quando era sottosegretario alla presidenza del Consiglio e oggi il Governo ha mandato segnali chiari di condivisione”, ha affermato il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti.

L’urgenza è dettata dalle criticità del territorio e del patrimonio edilizio italiano: l’82% dei Comuni è a rischio frane e alluvioni; circa 30mila scuole sorgono in zone a rischio terremoto o alluvione e oltre la metà degli istituti risale a prima del 1974; infine ha più di 40 anni il 65% dell’intero complesso di edifici italiani.

Le 5300 opere sono per lo più progetti rapidamente cantierabili (il 75% è ad un livello di progettazione avanzata) e riguardano:
– la sicurezza delle scuole (20%);
– il miglioramento della vita nelle città (16%);
– il contrasto del rischio idrogeologico (13%);
– la manutenzione delle strade (13%).

Le opere sono distribuite in maniera tutto sommato omogenea su tutto il territorio italiano: 948 nel Nord-Ovest, 1128 nel Nord-Est, 998 nel Centro e 2199 nel Sud.

Leggi anche l’articolo Opere pubbliche: Delrio scandisce il calendario del 2015.

Ma ecco qualche suggerimento operativo dell’ANCE: in attesa del nuovo Codice degli Appalti, l’idea proposta è quella di anticipare con un decreto legge alcune misure urgenti per realizzare i progetti in tempi certi, con costi adeguati e metodi trasparenti: dalle commissioni di gara con membri esterni alla stazione appaltante al divieto dell’offerta economicamente più vantaggiosa per i piccoli lavori, transitando per la  tutela delle imprese sane in caso di crisi aziendale.

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